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Saturday, November 24, 2018

Maurizio: "Cinque minuti e poi" Press Review

Copyright TVZOOM, 2018

Il famigerato 1968 non è stato, contrariamente a quanto ci sembra di ricordare oggi, un anno di canzoni impegnate e di protesta; tutt’altro. In particolare quell’estate vide il dominio, nella “Hit Parade” presentata in radio da Lelio Luttazzi, di canzoni che parlavano d’amore. (...)

Cinque minuti e poi di Maurizio è arrivata al quarto posto della Hit parade 1968

Una spaccatura nella formazione aveva portato allo scioglimento il complesso dei New Dada, e Maurizio Arcieri, rinunciando al cognome, nel 1967 aveva intrapreso l’attività da solista. Dapprima aveva pubblicato qualche cover, poi la curiosa Il comizio (di Maurizio); ma è la partecipazione al Disco per l’Estate del 1968 che trasforma il bel Maurizio in un idolo delle ragazzine.

Cinque minuti e poi è la cronaca di un addio, scandita dal tempo che manca al decollo di un aereo: la melodia struggente, firmata da Arturo Prestipino e Guido Lamorgese; l’arrangiamento drammatico, un po’ alla Procol Harum, “sceneggiato” dall’inserimento del rumore di un jet; il testo abilmente costruito da Herbert Pagani, e la voce quasi piangente di Maurizio, fanno del disco uno dei grandi successi dell’estate 1968.

Il 45 giri entra in Hit Parade il 20 luglio, e ci rimane 16 settimane, ottenendo come miglior piazzamento un quarto posto: quanto basta per collocare Cinque minuti e poi al diciassettesimo posto fra le canzoni più vendute dell’anno, e farne il maggior successo di Maurizio Arcieri come solista.





Sunday, September 16, 2018

Un Nobel postumo per il carismatico Arcieri - Press review

Da L'Opinione delle Libertà, 4 febbraio 2015

di Giuseppe Mele


Il 23 febbraio 1978 il “Corsera” augurò, testuali parole, “l’eutanasia per il bene suo e di tutti noi” a Maurizio Arcieri, leader dei Krisma, dopo che il cantante si era tranciato con un rasoio l’indice della mano sinistra in una balera di Reggiolo, troncando la contestazione del pubblico zittito dagli schizzi di sangue. L’augurio “tranchant” non era in realtà dovuto alla follia del gesto quanto a qualcosa di ancora peggio per il giornalismo dell’epoca. Se era indigesta la conversione dell’ugola orecchiabile di “Cinque minuti” all’underground post rock, più inaccettabile era la sua nuova filosofia de “l’italianità del punk”. Ora che Arcieri se n’è andato a 73 anni, è partito un coro di elogi, meritato ma quasi fastidioso per l’evidente ipocrita insincerità.

L’occasione è buona per dare ragione alle idee del leader dei New Dada e dei Krisma. E per porsi qualche domanda sui destini tanto diversi vissuti tutt’oggi nello show business, per esempio dagli eterni Gianni Morandi e Raffaella Carrà e dall’isolato “Krismatico”. Ancora di più per chiedersi chi veramente, nell’area milanese varesotta, meritava il Nobel se Dario Fo, con la moglie Franca Rame, o piuttosto un Arcieri, con la moglie svizzera Christina Moser. I due, divisi da 15 anni di differenza risoltisi a vantaggio del più vecchio, non hanno carriere troppo diverse. I primi 10 anni del biondo Dario sono in Rai tra varietà e “Canzonissima”. Il decennio iniziale del biondissimo Maurizio è diviso tra gruppi beat, fotoromanzi e film leggeri incentrati sulla popolarità dei cantanti. Tra i due non c’è partita. Il cantante è nel ‘68 all’apice del consenso, il più bello in assoluto sulla scena, l’unico all’altezza delle popstar importate e dei David Bowie del momento. Gli impegnati potevano storcere la bocca sia davanti alle canzoni d’amore (le stesse, in italiano, dei Rolling Stones) che agli sketch “simil-Vianello”. Poi Dario e Maurizio sterzano. Il primo si butta in politica, satira impegnata di sinistra ed incomprensibile gramelot. Il secondo da Londra e New York diventa un antesignano del pop punk elettronico, destinato a dominare la scena nei decenni a seguire.

È l’epoca della musica ritmata afro giamaicana e dell’elettronica, più o meno dance. È il periodo in cui gli italiani per spopolare nelle disco si fanno passare da americani. Maurizio e la bella Moser, da sinceri naives non nascondono l’identità padan-alpina. Non si fanno passare da Depeche Mode latini. Ritessono il filo del mito tecnologico, onirico, tragico e vitalista della musica bianca tra l’evocazioni di “Ziggy Stardust” e la spietatezza dark e new age. Non sbracano, come gran parte degli altri gruppi della new wave italiana, sullo ziganismo terzomondista, su un piagnucoloso neopascolismo, o su un nostrano country. Non a caso sembrano i cattivi del “Novecento” di Bernardo Bertolucci o “futuristi 3.0”. Non inseguono vittimismi politico-sessuali, anzi elevano il sex pop a categoria artistica.

Ovviamente l’“establishment” culturale ha esaltato tutte le sfumature di errori e cantonate del Dario. E rifuggito neghittoso i pericolosi messaggi, neanche troppo subliminali, dei Krisma che trattano ostentatamente di tv e dei pappagalli trasformisti che abbaiano. La loro musica bianca, abbronzata a neve, esibizionista di forme e sesso, è italiana ed è punk, forma moderna di futurismo. Idolatrata in Giappone, qui finiva nei tuguri televisivi delle ultime trasmissioni kitsch. D’altronde Arcieri, da amico del popolo, non si vergognava di parlare dovunque e a tutti. Non aveva la furbizia e l’arte di chi, per testimoniare dell’eguaglianza tra gli uomini, ha bisogno di un palco ed una cattedra posti molto in alto. Ad Arcieri, vero interprete dell’innovazione e anticipatore del tempo di internet va un Nobel vero alla memoria, che risulterà meno fragile nel tempo di quelli burocratici.


Friday, April 15, 2016

Povero Maurizio! con zero in amore c'è poco da fare! (Magazine clip, 1970)

Il "bellissimo" della canzone rivela i retroscena della sua ennesima super-delusione sentimentale.Come è nata e come è finita la storia con Jutta. Il cantante è deciso a cambiar vita e lavoro.


La "serie nera" di Maurizio non è ancora finita. Nè per il cuore, nè per il lavoro.

Ricordate? qualche mese fa c'è stata la storia con Françoise Hardy, lui ci aveva preso la cotta, lei no.
Era stata una grande batosta per il "bellissimo" della canzone, per l'idolo biondo di migliaia di ragazzine.
Ma evidentemente, essere belli o famosi, in amore non sempre conta. E lui ci ha rimesso le penne.
Ma prima ancora di quella delusione ce n'era stata un'altra, molto più cocente. E Maurizio si è deciso a confidarcela solo in questi giorni, tanto per sfogarsi un po'. Ne aveva bisogno.


E' la storia del suo amore per una ragazza tedesca, bellissima, ricchissima.


"E' stato il classico colpo di fulmine per tutti e due. Facevamo sul serio, si parlava di matrimonio in casa di Jutta - già, il suo nome era Jutta Welge - mi consideravano il fidanzato ufficiale. Andavo a trovarla ad Hannover ogni volta che potevo: mi infilavo nel primo aereo in parteza e dopo neppure tre ore ero da lei.
E' stato un periodo meraviglioso, reso ancora più bello dal fatto che nessuno conosceva questo mio amore e io potevo viverlo in pace. Poi una sera maledetta, mentre mi trovavo ad Hannover, siamo andati insieme ad una festa. Cosa mi sia successo non lo so: forse avevo bevuto un po' troppo whisky, forse ho voluto mettere alla prova il suo amore per me.
Sta di fatto che mi sono messo a fare lo stupido con una sua amica. E lei si è arrabbiata. Aveva ragione poveretta, ma tu sai come siamo fatti noi uomini: la nostra vanità certe volte ci porta a fare cose di cui poi ci pentiamo amaramente. Così abbiamo litigato forte, ma io credevo che sarebbe finito lì.
Come succede tra tutti gli innamorati. Si litiga, si fa la pace e ci si vuole più bene di prima. Lei invece non mi ha voluto più".

Ma tu le hai scritto per spiegarle la verità?

"In principio no. Volevo che fosse lei a cedere per prima. In fondo, mi aveva detto tante cose cattive. E infatti mi ha scritto. Un anno dopo. Ma per annunciarmi le sue nozze con un altro. Ti immagini come ci sono rimasto io? Proprio in quel periodo ho incontrato Françoise e mi sono illuso che potesse aiutarmi a dimenticare!"

Insomma, sei infelice?

"Maledettamente. Mi va tutto male. Anche il lavoro, non vedi? C'è stato un momento, dopo che le cose sono andate male col complesso, in cui sembravo ben avviato sulla strada del solista. Il Comizio ha avuto un discreto successo e speravo che la cosa dovesse durare, poi... poi mi hanno messo in un cantuccio.
D'accordo, ho fatto dei fumetti, un film, ma mi sono serviti a ben poco. Adesso facevo assegnamento sul mio Disco per l'Estate Cinque minuti e poi..., e invece hai visto anche tu i risultati.
Neanche in finale mi hanno mandato (sarà invece il suo più grande successo, n.d.r.).
A Settevoci in finale c'ero arrivato bene: mi sentivo la vittoria in tasca. E invece ha vinto Savini. Ma non è sfortuna questa?".

E ora cosa farai?
Non so, sono disorientato. Per di più in questi giorni mi ha ritelefonato Jutta, figurati che per un momento ho sperato che mi dicesse che non si era più sposata ed era decisa a tornare da me.
Vuoi ridere? mi voleva presentare suo marito. Ho fatto il di più: ci sono andato ma adesso che l'ho rivista sto peggio di prima.
O meglio, vorrei cambiare vita, lavoro. Non ne hai per caso uno da offrirmene?

Giuliana Bonomo


Sunday, October 04, 2015

MAURIZIO ARCIERI "Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall'Italia coi Krisma"

Fonte e Copyright: http://www.distopic.it/maurizio-arcieri/

Era davvero un personaggio curioso, Maurizio Arcieri, mente dei Krisma assieme a sua moglie Christina Moser.
Non un cazzaro, intendiamoci, ma un personaggio slegato dalle solite realtà autoreferenziali della scena italiana. Estremamente alla mano, si divertiva a parlare del suo passato ma anche del presente, sempre proiettato verso il futuro.
L’ultima volta, poche settimane fa, avevamo iniziato parlando dell’esperienza coi Beatles.
 Oggi è scomparso: «Bella la serata a Genova coi Beatles. Forse però loro si aspettavano più gente all’ombra della Lanterna, comunque belle emozioni, davvero».
Anno 1965. I Beatles sbarcano a Genova per una delle loro leggendarie tappe e con loro ci sono anche i New Dada di Maurizio Arcieri a fargli da spalla.
Un colpo mica da ridere.
Ma la carriera di Arcieri è stata segnata da tantissimi incroci col destino.
«Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall’Italia».

Ritorniamo ai Beatles…
«Ho ricordi… normali di quell’esperienza specifica, e anche di tutta la tournée italiana coi Fab Four. Quando le cose ti capitano, non te ne accorgi sul momento, finisci per capire che hai vissuto qualcosa di davvero importante quando gli altri iniziano a farti domande di continuo su un fatto in particolare».

Negli ultimi anni in molti le hanno chiesto dei Coldplay, vero?
«Io non li conoscevo davvero quando mi hanno contattato…».

Come sono andate le cose?
«Quattro anni fa ricevo una mail da uno di loro, mi spiega che fa parte di un gruppo di nome Coldplay e mi propone di fare qualcosa assieme. Però stavo facendo dell’altro in quel momento della mia vita e ho declinato l’invito».

Pentito?
Sorride: «No, forse no, forse sì».

A David Lynch è andata meglio?
«E’ stato molto carino. Qualche tempo fa ci ha mandato una mail di complimenti: aveva visto su Internet la nostra sperimentale “Krisma Tv” e gli era piaciuta un sacco».

Per chi non avesse mai sentito parlare di “Krisma Tv”, di cosa si tratta?
«Di un progetto nato nel 1996, finalizzato al recupero delle immagini perse nell’universo catodico. Una roba molto sperimentale. C’è chi dice che ha anticipato YouTube».

E’ vero?
«Credo di sì».

Oggi con la televisione che rapporto ha?
«Mi piace lo strumento tv, tanto è vero che è sempre accesa in casa mia, ma non mi piace ciò che passa in tv».

Eppure avrà qualche canale di riferimento…
«Mi piacciono le reti All News giapponesi, francesi, inglesi, cinesi. Io sono un gran curioso: adoro sapere cosa sta accadendo nel mondo».

Tanti amici nella scena musicale. Le cito due nomi: Hans Zimmer e Franco Battiato. Da chi partiamo?
«Hans non sono mai più riuscito a sentirlo. Ho provato a contattarlo ma ormai è troppo famoso. Lui suonò in un nostro album, assemblò le tastiere. Poi però non gli piaceva l’idea di vivere una vita sempre in tour e così si trasferì a Los Angeles diventando un grandissimo autore di colonne sonore con all’attivo persino un Oscar, oltre a numerose nomination per la celebre statuina».

Invidioso per il successo di quel tastierista poco avvezzo alla vita da musicista in tour?
«No, perché poi? Lui è bravo, si è meritato l’enorme successo».

Passiamo a Franco Battiato…
«E’ un grande amico, abbiamo fatto un sacco di cose assieme. Di artisti come Franco non ne vedo tanti in giro».

All’epoca – metà Anni ’70 – a fare musica elettronica, in Europa, c’eravate voi, Vangelis, Jean Michel Jarre e i Kraftwerk. Ho dimenticato qualcuno?
«No, eravamo in pochi ad avere una certa visione della musica. Peccato non essere abbastanza considerati in Italia. Questo mi dispiace».


Sunday, April 05, 2015

In ricordo di Maurizio Arcieri - RARO Magazine Marzo 2015 - Press review

E' stato l'idolo biondo delle teen-agers dell' Italia beat anni '60 quando era voce e leader del gruppo New Dada e in seguito, da solista, ha centrato diversi successi.

Fonderà poi un duo punk-rock d'avanguardia, i Krisma (prima ancora Chrisma) insieme alla sua compagna di vita Christina Maser.

I due li abbiamo piacevolmente ritrovati nel primo film di Franco Battiato, "Perduto amor".

Con i New Dada Maurizio esordì incidendo il 45 giri Ciò che fai a cui seguirono vari hit di successo tra cui La tua voce, Batti i pugni, Non dirne più, l'II Go Crazy (titolo anche dell'unico 33 giri inciso dal gruppo), T-Bird e una delicata versione di Lady Jane dei Rolling 5tones.

Iniziò la carriera solista dopo l'abbandono dei New Dada debuttando dapprima con Ballerina, poi con Il comizio (di Maurizio), passando dalla Bluebell alla Saar (etichetta Joker).

Il grande successo arrivò con Cinque minuti e poi ... in gara a Un Disco per l'Estate '68 a cui seguirono Era solo ieri, Elizabeth, L'amore è blu ... ma ci sei tu e 24 ore spese bene con amore (Spinning Wheel dei Blood, Sweet & Tears).

Cambiata nuovamente etichetta approdò alla Polydor, ottenendo un buon successo anche con Guardami, aiutami, toccami, guariscimi, versione italiana della nota See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me degli Who. In quella prima metà anni '70 incise, tra gli altri, i singoli Rose blu, I giochi del cuore, Un dolce scandalo e Scusa, oltre all 'interessante album Trasparenze .

Nel '76 lo ritroviamo nel duo punk dei Chrisma (Amore) e poco dopo nei Krisma, con cui incise dodici singoli e sei album, fino al 1989, tra i quali Chinese Restaurant, Hibernation e Cathode Mamma. In quegli anni si trasferì a New York incidendo per la Atlantic, tra cui Fido.

Varie le sue collaborazioni tra le quali Franco Battiato, Vangelis e i Subsonica.


Thursday, March 26, 2015

Addio a Maurizio Arcieri, con i Krisma pioniere dell’elettro-punk con i Mac - Krisma Press review

Fonte e Copyright macitynet.it

Il mondo della musica dà l’addio a Maurizio Arcieri, re della musica elettronica. Utilizzava un Mac nei  concerti del Krisma, come unico strumento per i duetti con la moglie.

Il mondo della musica piange Maurizio Arcieri, re della musica elettronica in Italia e all’estero, che è passato da un debutto beat con la band New Dada negli anni Sessanta e poi come cantautore, al successo nella dance elettronica con il complesso Krisma, passando dalla musica punk, rock e new wave. La sua carriera, lunga mezzo secolo, è stata sempre caratterizzata da uno sguardo rivolto al futuro e alla sperimentazione e dal coraggio di tentare la strada internazionale, trasferendosi prima a Londra e poi a New York.

Si è spento il 30 gennaio in una clinica a Laveno Mombello (Varese), aveva 72 anni ed era da tempo malato.
Maurizio Arcieri è stato anche tra i primi ad utilizzare un Mac per i suoi concerti: sul palco con la moglie Christina Moser, Arcieri disponeva solo di un microfono e di un iMac G5. Il computer marchiato Mela morsicata, utilizzato insieme con software per musicisti professionisti, gli bastava per riprodurre il suono desiderato: una melodia elettronica, sulla quale Arcieri ha coraggiosamente scommesso.

Noto al pubblico più giovane per le apparizioni allo show di Chiambretti, dove era ospite fisso con la moglie, e ancora di più per la collaborazione con i Subsonica per il brano Nuova ossessione, Maurizio Arcieri si può riscoprire anche sullo Store, dove la sua carriera può essere ripercorsa attraverso i brani più noti e i dischi di maggiore successo, come Maurizio (Remastered), Trasparenze, The Best of Krisma e New Dada cantaitalia.


Friday, March 20, 2015

Maurizio Arcieri e i Chrisma avanti a tutti - Indiscreto - Press review

Copyright Indiscreto - di

Cristina, ricordi com’era nata? Apri di colpo la porta agli Psycho Studios di Claudio Dentes in via Frascati senza bussare, io sto uscendo e per poco non facciamo un frontale. ‘Ciao, sono Cristina, c’è Maurizio?’. ‘Ciao, lo so che sei Cristina, si vede’, perché che tu sia la Cristina (si, Christina con la acca, è vero) dei Chrisma (per me sempre senza K), è evidente anche a un topo cieco. Maurizio è arrivato in studio da una mezzora con Stefano, che ha co-arrangiato e co-prodotto Non ho denaro, il vostro ultimo album che non esce da mesi, e non si capisce cosa ne vogliano fare i vostri discografici. Io e lui – Stefano – stiamo lavorando da altrettanti mesi a provini inutili, che nessuno vuole perché nessuno ci vuole.
Così, nel vuoto del novembre 1988, ci chiedono se abbiamo voglia di suonare in un happening chiamato ‘Vox Populi’ al Notorius, pieno centro dalle parti di La Foppa. Mettiamo su in quattro e quattr’otto un’improbabile band di vintage rock’n’roll per l’occasione, voce-chitarra-basso-batteria, improbabile perché due di noi (non io e Stefano) il r’n’r non sanno nemmeno dove stia di casa. È un one-off, una band che vivrà una notte sola e solo per quattro-pezzi-quattro, poi chi s’è visto s’è visto e tanti saluti, si torna al vuoto.
Idea.

“Chiediamo a Maurizio se viene a fare un’ospitata. Potremmo suonare un pezzo con lui”. E Maurizio viene eccome, persino alle prove. “Cazzo, datemi una chitarra che suono ‘Shakin’ All Over’ di Johnny Kidd, mi fa impazzire. E’ l’unico pezzo che so suonare”, poi imbraccia la Fender e la suona davvero. Tu ci raggiungi dopo in studio, e appena mi sbatti contro sulla porta ti dico: “Cristina, sono Glezos, il ragazzo di Eletttro”. E tu: “Occcazzo, Elektron maschio!!!”, e giù abbracci e baci. Perché voi Eletttro, la vostra sorellina punk che avete adottato nel 1978, la chiamavate così anche nel vostro pezzo Gott Gott Elektron. Non era facile seguirvi agli inizi, né era comodo dichiararsi vostro fan. Ai tempi del sexy sound dei primi due singoli (Amore e il quasi hit U, 1976-77) a fare notizia era la tua abbacinante avvenenza e poco altro. Ricordi il passaggio alla finale del Festivalbar all’Arena di Verona? Il dibattito infuriava su Novella 2000: c’era o non c’era biancheria intima sotto il conturbante abito dell’ipersexy moglie del biondo dei New Dada? “Conservatore!!!”, gridava qualcuno in platea quella sera a Maurizio. Mi piegavo in due dal ridere, ma la questione tornava fuori ogni volta: l’ex bello del beat che tenta di riciclarsi mandando al proscenio l’avvenentissima moglie. Tutto qui?

Tutt’altro. Il punk si era abbattuto su di noi e voi l’avevate sposato con lo spirito che Caroline Coon aveva ascritto agli Ultravox nella sua famosa definizione: “Fanno parte della New Wave perché lo vogliono”. Lo volevate anche voi. Dal tardo 1977 in poi c’erano stati i rapporti di vicinanza con band emergenti “ma guarda che non è vero che mi sono tagliato un dito, mica sono scemo”, rideva Maurizio nel suo modo più che contagioso. Semplicemente, stampa e pubblico non parevano concedervi alcuna chance. Poi qualcosa era cambiato. “Mi ci vedi alla mia età a scimmiottare i Pistols?”, mi diceva Maurizio: sound e temi della virata new wave da Mitteleuropa di Chinese Restaurant avevano sistemato i binari e tutto poi era venuto da sè, da Hybernation fino all’ Habemus Papa di Cathode Mamma. I vostri Molti Baci avevano preso in contropiede i poppettari e l’industria discografica, privandovi di fatto di un più che probabile Numero Uno in classifica (Cazzo, avevamo scoperto di essere primi ma non risultava da nessuna parte e la casa discografica ce l’aveva nascosto”, ci hai detto in più di un’occasione).
-Trancefusion e altri contatti -, radio e fanzines (ci eravamo conosciuti in radio in una trasmissione realizzata dal team di Pogo, una delle primissime fanzine punk italiane). Poi qualche scaramuccia col pubblico di locali d’essai (Out Off, Milano) e supposte scene-madri a buonissimo mercato come il famoso finger-job dal vivo,

Vi avevamo seguiti da vicino, soprattutto lei, Eletttro. Che avete accolto nella vostra vita e nella vostra casa con il calore e l’empatia che si riserva solo a chi va in assonanza sul serio: lei ragazzina, voi fratelli maggiori. Il successo da Top 10 non aveva avuto bis, ma chi se ne frega: la parabola inaugurata con Iceberg riservava i suoi botti, dal quasi capolavoro di Skyline a Signorina, il cui utilizzo come sigla di un brutto programma di Red Ronnie non detrae tuttora dallo status di uno dei brani più suggestivi mai apparsi in Italia. Poi la tv, le sperimentazioni, i brani registrati e mai usciti (ricordi la cover di Je t’aime…moi non plus nello studio di Baldan?), il revival dei 5 Minuti e del Maurizio-anni-60, e il ritorno sul luogo del delitto.
Flash di immagini, serate e nottate, sempre con voi due insieme. Era bizzarro incontrare Maurizio o te separatamente, e le volte in cui è successo tutto sembrava campato per aria. La sua vivacità intellettuale, le sue fissazioni transitorie e la sua smania di uscire da ogni tipo di schema erano spesso fraintese per voglia di eccentricità a tutti i costi. Al di là della dolcezza, dello humour e della simpatia istintiva, di Maurizio a colpirmi erano i silenzi, soprattutto quelli non dettati da una giornata storta. Che gli facevano dire all’improvviso cose come “Ieri ho passato tutto il giorno immerso in uno stato di tristezza senza speranza. Poi oggi mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra e il mondo mi sembrava appena creato”.

Cristina, in questi giorni penso spesso a quella serata al Notorius, il giorno dopo quell’incontro sulla porta allo Psycho. Anche se non volessi, queste righe scriverebbero da sole di quella notte. Saliamo sul palco, attacchiamo con Maybellene di Chuck Berry, tutti sono survoltati e noi siamo basiti alla reazione del pubblico. Suoniamo i quattro-pezzi-quattro, poi arriva il momento. Maurizio si prepara tra le quinte. Prima di noi si è esibito Ricky Gianco, col quale abbiamo collaborato qualche anno prima. Prendo il microfono: “Questa sera abbiamo l’onore di chiudere il nostro primo e ultimo live con un grande ospite, l’unica vera rockstar che l’Italia abbia partorito…”. In platea, Ricky Gianco crede che mi stia riferendo a lui, e con un sorriso di autocompiacimento si alza e sale sul palco proprio mentre annuncio: “signore e signori, Maurizio Arcieri”. Gianco resta di sale, Maurizio entra in scena e ci lanciamo in Sick & Tired di Fats Non dirne più. Tutti saltano dappertutto, Maurizio ride e poi ride ancora, ha guardato fuori dalla finestra e il mondo è fresco di creazione. Sicuramente lo è per noi, che presi alla sprovvista dalla domanda “Come si chiama la vostra band?” rispondiamo improvvisando:“Ufo Piemontesi. Ieri notte uno di noi ha sognato che i marziani atterravano sotto casa sua parlando in dialetto piemontese”. Non immaginiamo nemmeno lontanamente che abbiamo iniziato un viaggio che finirà solo dopo i dischi, la tv, gli stadi e 524 volte dal vivo, dalle bettole allo Stadio Olimpico a Roma.
Domino, resa celebre in Italia dai suoi New Dada come

Quella sera non c’eri, Cristina. Eri rimasta a casa con l’influenza e dopo il Notorius eravamo andati in un pub. Maurizio ti aveva telefonato in piena notte, era su di giri, rideva e ci aveva contagiati tutti, e ti avevamo salutata al telefono dicendoti che mancavi solo tu. I pensieri e i ricordi mi battono in testa e nello stomaco, e adesso davvero mi sembra tutto campato per aria.


Tuesday, March 17, 2015

IN GLORIA DI MAURIZIO ARCIERI, PERFETTO ESEMPIO DI ARTISTA INAFFERRABILE DEL '900 - DAGOSPIA - Press review

Copyright Tommaso Labranca per Libero quotidiano.it

Il vero artista del Novecento è stato inafferrabile, impossibile da rinchiudere in gabbie stilistiche o mediatiche. Non solo agli alti livelli culturali ci si chiedeva se Dino Buzzati o Alberto Savinio fossero più scrittori o pittori. La regola era ancora più vera nel mondo della cultura pop, dove il nome dell’artista diventava un marchio di fabbrica con il quale etichettare le produzioni più diverse.

Il primo di questi nomi che viene in mente a tutti è sicuramente quello di Andy Warhol, messo smesso a garanzia di opere che lui nemmeno aveva pensato, dai film diretti da altri ai dischi dovuti al genio di Lou Reed. E la stessa Nico si trasformava da cantante in attrice in modella in socialite.

Maurizio Arcieri è stato un perfetto esempio di artista inafferrabile del Novecento. E in tutto ciò che faceva è riuscito sempre a essere il meno italiano possibile. Sino da quando aveva iniziato la sua carriera come cantante «beat», etichetta che voleva dire tutto e niente, un po’ come l’attuale «hipster», ma che dava l’idea di qualcuno che si poneva fuori dalle convenzioni, lontano dal mondo classicheggiante delle Canzonissime e dei gorgheggi.

I New Dada, la sua prima band di successo, si buttava sull’avanguardia sino dal nome. Maurizio ai tempi girò anche l’immancabile musicarello, ma proprio non riusciva a integrarsi con il resto della produzione musicale nazionale che parlava ai giovani.

Non ricordo nemmeno più il titolo del film, ma ho ben presente una lunga sequenza in cui Maurizio cammina per un mercato in periodo natalizio. Biondo e avvolto in un lungo pastrano militare sembra più simile a Limonov che a Morandi, Little Tony e gli altri idoli pop coevi dalle fattezze mediterranee.

Quando il beat morì e migliaia di giovani ribelli destinati alla pancia e alla calvizie si ritirarono a vita privata, Maurizio decise di diventare ancora più ribelle e si lasciò affascinare dal punk. Quando durante un suo concerto, anticipando il pulp e le tendenze autolesionistiche degli emo di trent’anni dopo, Maurizio si tagliuzzò un dito facendolo sanguinare davanti al pubblico in delirio, il calendario di Frate Indovino ironizzò dicendo che, per destare davvero interesse, avrebbe dovuto «tagliuzzarsi qualcos’altro». Essere stati citati sull’almanacco del frate umbro dimostra quanto Maurizio non avesse perso un grammo di popolarità anche dopo l’era dei New Dada.

Non finì lì. Mente la musica nazionale si deliziava con marcette in stile Schlager tedesco, quelle in stile Albano e Romina, Maurizio e sua moglie, Christina Moser, scelsero l’elettronica algida. Fecero una crasi con le prime sillabe dei loro nomi e divennero i Chrisma, poi mutati in Krisma, più da «frontiere del cosmo che stanno su in Germania» secondo il distico di Finardi.

Nacquero dischi diventati oggetti di venerazione. L’oscuro «Chinese Restaurant» con l'inquietante «Lola», un tango elettronico uscito mentre i GoTan Project erano ancora all’asilo. L’agghiacciante Hibernation, uscito anche su vinile trasparente color ghiaccio, con il video di Aurora B. in cui Maurizio e Christina simulavano un rapporto sessuale.

Era il 1979, nessuno in Italia faceva i videoclip e quello dei Krisma fu il primo. Poi «Cathode Mamma», più accessibile grazie al singolo «Many Kisses (Tirana Love Lunch)». Nelle interviste Maurizio parlava di essere affascinato dall’isolazionismo albanese dicendo: «Chissà, forse hanno ragione loro». E intanto produceva dischi usando solo una tastiera elettronica Casio che spingeva oltre ogni possibilità tecnica.

A un certo punto i coniugi Arcieri dissero basta. Tornarono in Italia dopo le avventure inglesi e si chiusero in una villa dal tetto irto di parabole. Passavano il tempo guardando i canali più remoti, i programmi più assurdi. Ancora una volta prima di tutti gli altri. Produssero anche una trasmissione di montaggio con le cose più strane che aveva registrato, andata in onda su RaiTre.

Ultimamente Maurizo era molto attivo su Facebook, dove aveva condiviso spesso le idee del movimento di Grillo, ancora una conferma del suo voler essere contro tutto e contro tutti. Mi resta un ricordo di molti anni fa, Maurizio biondo e in jeans scoloriti che staziona fuori dal negozio di elettrodomestici che il padre aveva a Milano, a Porta Romana, la vetrina orgogliosamente decorata con le copertine dei dischi del figlio. Avrò avuto cinque anni, ne rimasi affascinato e mi imposi di diventare così, alto, biondo e con i jeans scoloriti. L’unica cosa che ho realizzato è stato l’acquisto dei jeans scoloriti.


Tuesday, March 10, 2015

Addio Maurizio Arcieri, avanguardista della musica - Giornale dello Spettacolo - Press review

Copyright  Giornale dello Spettacolo

Dal beat al punk, con esperimenti di elettronica, è stato uno dei primi a sperimentare generi lontani dalla tradizione italiana.

Il mondo della musica piange Maurizio Arcieri, morto all'età di 72 anni, dopo una lunga malattia. Il cantante si è spento in una clinica Laveno Mombello (Varese), così come ha confermato il vicesindaco di Castelveccana, comune nel quale l'artista abitava ormai da alcuni anni.

Avanguardista della musica italiana con i New Dada prima e con i Krisma poi, Maurizio Arcieri ha esplorato nel corso della sua carriera, iniziata negli anni '60, generi lontani dalle sonorità tipiche della nostra musical nazional-popolare, spaziando dal beat al punk, spesso con incursioni nella musica elettronica.

Nel corso della sua carriera, Arcieri ha collaborato, sempre affiancato dalla moglie Christina Moser, con Vangelis, Hans Zimmer, Subsonica e Franco Battiato. Con quest'ultimo nel 2004 Maurizio Arcieri ha collaborato ad alcuni brani dell'album "Dieci stratagemmi". Nella stagione 2008/09 è stato "riscoperto", partecipando come nel cast fisso del programma di seconda serata "Chiambretti Night".


Sunday, March 08, 2015

Ricordo di Maurizio Arcieri - Belligea News - Press review

Copyright http://www.belligea.it/

E’ morto Maurizio Arcieri
New Dada e Krisma  piangono l’addio del loro “Angelo Ribelle”.

Da “Cinque Minuti e poi” Maurizio Arcieri continua  a brillare lassù….da molto lontano sul nostro firmamento nazionale. E non si sa mai che in futuro “qualche critico musicale” possa riconoscere definitivamente il valore dell’artista spesso un po’ troppo lasciato ai margini, per quel lato stravagante e provocatorio della sua personalità, (sempre “troppo avanti” rispetto le mode e i tempi della nostra cultura musicale), per dargli la giusta collocazione storica nel panorama musicale nazionale e non credo sia troppo presto, anzi…

Si spegne così, prematuramente, una delle figure più significative del pop melodico nazionale, uno dei padri del beat e dell’underground freakettonico degli anni ‘60/’70. Musicista di frontiera sensibile e incompreso, diviso fra i circuiti mainstream radio-televisivi e gli ambienti alternativi di tendenza. Insofferente e con lo sguardo volto fuori dalle righe. Gli anni ’80, ’90, i suoi trasferimenti negli USA per esperienze discografiche elettroniche molto interessanti  e collaborazioni in progetti con musicisti importanti quali Vangelis e Battiato rendono la caratura dell’artista.  Si era da tempo appartato dalle scene.
“Black Silk Stocking”, “Lola”, “Aurora B”, “Many Kisses”, “Water”, “Samora Club”
e ovviamente il suo brano più famoso…”Cinque Minuti e poi”.


Sunday, March 01, 2015

MUSICA: MAURIZIO ARCIERI innovatore e visionario - Best Magazine - Press Review

Copyright Best Magazine

BEST MAGAZINE vuole salutare un grande artista italiano, MAURIZIO ARCIERI, un talento prezioso, un innovatore e visionario che ci ha lasciato troppo presto.

Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo in occasione della presentazione del DVD Opera "CHybernation" e la
sua disponibilità e gentilezza ci aveva stregato!

Con la moglie Cristina ha fondato i KRISMA, con i quali ha tracciato linee guida nel panorama musicale tutto e in particolar modo nell'uso della tecnologia ed elettronica.


La parola alla musica, sotto ci siamo permessi di scegliere alcuni video e pietre miliari della sua discografia!





Sunday, February 22, 2015

È morto Maurizio Arcieri, re della musica elettronica italiana - Press review

Copyright http://www.corriere.it/

Il fondatore di Krisma e New Dada se n’è andato a 72 anni. Recentemente riscoperto da Chiambretti, con la moglie Christina era stato un grande innovatore

“Ne abbiamo viste talmente tante che potremmo giudicare come se fossimo dall’aldilà”: scherzava così Maurizio Arcieri, qualche anno fa, quando insieme alla moglie Christina (insieme, i due, i Krisma), era diventato vero personaggio di culto televisivo da Chiambretti. Che non si era però inventato nulla, perché Maurizio, da solo e con la compagna, è stato, forse senza neanche rendersene conto, uno dei personaggi più estrosi della musica italiana.

Con i Beatles
E’ stato, perché dall’aldilà ora ci osserverà davvero Maurizio, scomparso a Varese giovedì notte, a 72 anni: è stato un grande innovatore Maurizio, sì. Milanese doc, prese immediatamente, ragazzino, il treno del beat, fondando i New Dada. Tra le più importanti di quelle band di giovanissimi in frangetta e abiti stretti che giocavano a fare gli inglesi: e agli inglesi più celebri di tutti, i Beatles, a Maurizio e i suoi toccò addirittura di fare da spalla nel leggendario concerto al milanese Vigorelli, di cui a breve festeggeremo il mezzo secolo(“E, coi Beatles, fummo gli unici a non essere fischiati” ricordava lui).

Pioniere dell'elettronica
Poi si stufò del beat e di tutto il resto, Maurizio e incontrò Christina pronto a precorrere altri tempi: già, con i Krisma, alla metà degli anni’70, Arcieri e la moglie furono praticamente i primi, insieme forse solo all’allora imberbe Battiato, a percorrere i sentieri dell’elettronica, i sintetizzatori, l’estetica del solo nero. Dei marziani insomma nell’Italia del tutto politico, anche in musica. Tant’è che se ne andarono a New York, per entrare a far parte della compagnia di giro di Andy Warhol, la straordinaria fucina del Factory di inizio anni’80. L’Aids imperversava però, gli amici dei due morivano come mosche. E i due tornarono indietro.

Riscoperto da Chiambretti
Nessun treno a questo punto attendeva Maurizio e consorte e finirono presto nell’oblio del contemporaneo. Anche se i suoi dischi, e dei New Dada e dei Krisma, diventavano oggetto di culto in luoghi lontanissimi (in Giappone, dei miti) e modello indiscutibile per i nuovi cavalieri della disco. Finché Chiambretti non si ricordò di loro, nel 2008-2009. Assisi su un trono aereo giudicavano gli ospiti di quell’ultima, fortunata, avventura del comico valdostano. Divertente, surreale, onirico Maurizio (una conversazione con lui e Christina era un viaggio “cosmico” come avrebbe detto un personaggio di Mai Dire Gol), ora ci puoi giudicare davvero da lassù.

di Matteo Cruccu


Addio a Maurizio Arcieri, anima dei Krisma - Press review

Copyright Sorrisi e Canzoni TV

30 Gennaio 2015 | 13:15 di Franco Bagnasco

È stato un idolo del Beat e un protagonista della musica elettronica. Un avanguardista non sempre capito ma da molti grandemente apprezzato.
All’ospedale di Varese, dopo una lunga malattia, è morto ieri a 72 anni Maurizio Arcieri, già co-fondatore dei New Dada e anima, insieme con la moglie Cristina Moser, del duo dei Krisma, fondato a Londra nel 1976. Il nome del gruppo nasceva dalla fusione di quello dei due artisti, che hanno vissuto anche per qualche tempo a New York.
Dopo l’esordio, nel ’67, il successo per Arcieri arrivò l’anno successivo con il brano «5 minuti e poi», presentato al Disco per l’estate. Fu attore di fotoromanzi e recitò anche in un musicarello dell’epoca, «Quelli belli… Siamo noi» (1970).

A volte eccessivo e trasgressivo (negli Anni 70, per rispondere a una contestazione del pubblico, si tagliò un dito) è stato poi un pioniere della musica elettronica, della quale era profondo conoscitore. Tra i successi dei Krisma vanno citati «Water», «Many Kisses» e «Cathode Mama».
Nel corso degli anni, Arcieri ha collaborato, fra gli altri, con Vangelis, Franco Battiato, Hans Zimmer e Subsonica. Nel 2009, insieme con la moglie, è stato riscoperto in tv da Piero Chiambretti a «Chiambretti Night», che fece dei Krisma due ironiche icone tra passato e presente. Erano i giudici che venivano dall’Aldilà.

«Sono profondamente e veramente dispiaciuto» è il ricordo che Chiambretti consegna a «Sorrisi». «Mi resta la memoria di una decina d’anni di collaborazione con due artisti a modo loro unici, colti, senza freni e con una straordinaria apertura mentale. Quando li ho presi, mentre su tutti gli altri miei comprimari in scena esercitavo in qualche modo un controllo, per loro ho preteso libertà assoluta d’espressione. Potevano fare e dire ciò che volevano. Non poteva essere diversamente, del resto, pervasi com’erano dal loro mondo che sapeva di fumi e di alcol; un mondo che li portava a essere più vicini a Bukowski che a Paolo Limiti. E mi faceva un certo effetto vederlo oggi, notare la trasformazione di Maurizio; lui che era stato uno tra gli uomini più belli degli Anni 60».


Addio a Maurizio Arcieri, con i Krisma pioniere del pop elettronico in Italia - Press review

Copyright La Stampa

Si è spento a 72 anni ieri a Varese, dove viveva da tempo con la moglie Christina Moser.

Da Stefano Righi, alias Johnson Righeira, arriva forse il saluto più commovente («È morto il più grande musicista elettronico italiano. È morto un uomo meraviglioso. È morto Maurizio Arcieri. E non posso far altro che piangere. Ti amerò per sempre, Maurizio, amico mio»), ma il pianto per la scomparsa di Maurizio Arcieri è molto diffuso, e molto sincero, tra i musicisti italiani. 

Arcieri, che aveva esordito addirittura nel 1967 firmandosi semplicemente «Maurizio», se n’è andato a 72 anni ieri a Varese, dove viveva da tempo con la moglie Cristina, ma la notizia si è diffusa solo nella tarda mattinata di oggi: dopo essere stato un protagonista del pop e poi della musica elettronica italiana, si era sostanzialmente ritirato dalle scene e viveva appartato. Negli ultimi anni lo si era visto solo in tv a «Chiambretti Night».

Dopo la prima versione beat, da solista e con i New Dada, nel 1976 aveva fondato con Cristina Moser i Krisma, unendo così le prime sillabe dei rispettivi nomi di battesimo e introducendo così l’Italia ai nuovi suoni del pop elettronico. «Black Silk Stocking», «Lola», «Aurora B», «Many Kisses», «Water», «Samora Club» sono alcuni dei titoli, ma è appunto il suono a contare per davvero.

Senza di loro, la storia dei Righeira stessi, ma anche di Franco Battiato e perfino dei Subsonica sarebbe stata probabilmente diversa, un po’ meno coraggiosa e decisamente meno punk. Iconoclasti con il sorriso, Arcieri, sempre al fianco della moglie, è stato negli Anni Novanta un pioniere dell’esplorazione della televisione satellitare, che nel frattempo aveva soppiantato la musica come ossessione creativa della coppia. Quando ancora le parabole sui tetti erano una rarità, Maurizio e Cristina trascorrevano le giornate saltando da un canale all’altro e viaggiando per il mondo senza mai muoversi dal salotto di casa.


di Piero Negri


Saturday, February 07, 2015

Maurizio Arcieri - Un maestro intelligente, provocatore, surreale - Distorsioni - Press review

Copyright http://www.distorsioni.net/

Avevamo promesso ai lettori di Distorsioni di tornare a parlare dell’opera di Maurizio Arcieri all’inizio del 2015 dopo le due imponenti monografie proposte lo scorso anno, ma non ci saremmo mai aspettati di dover scrivere della morte dell’autore milanese, delle cui cause non si sa molto. Maurizio dei New Dada (o dei Krisma se
preferite) si è spento nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio 2015 nel letto dell’ospedale di Varese per cause non rese note. Si legge dal quotidiano Varese News, che ha diffuso la notizia, che fosse malato da tempo, ma i vari nostri contatti con l’artista milanese per la stesura dei nostri articoli monografici ce lo mostravano, fino al soggiorno londinese dello scorso Natale, come una persona assolutamente vitale, con ancora tantissime idee per la testa e una ironia spiccata, non lasciando presagire nulla di negativo. Anzi negli ultimi tempi lo avevamo visto “on stage” dimagrito ed energico più che mai: ecco (qui a sinistra) la sua ultima foto artistica scattata a Londra a fine dicembre che lo ritrae in forma smagliante a quasi settantatre anni d’età

Innovatore e precursore in Italia (ma non solo) di tendenze musicali a partire già dagli anni ’60, Maurizio Arcieri è stato un artista visionario (bastava parlarci cinque minuti per capire il magma di idee che frullavano nella sua testa) e una persona di grande umanità, cortesia e ironia, doti rare nel mondo dello show business. Una persona che con la sua band ha fatto da supporter ai Beatles nel 1967 per ben sette date consecutive senza essere linciato, ma venendo addirittura acclamato dal pubblico giovanile della band britannica, che ha lavorato con etichette major del calibro della tedesca Polydor, dell’americana Atlantic e delle italiane CGD e Carosello, arrivando a collaborare con produttori e compositori del calibro di Vangelis, Hans Zimmer, Arto Lindsay, Martin Hannett e Battiato, che ha collaborato con emittenti televisive importanti quali RAI (Fuori Orario, Publimania, Sat Sat), Mediaset (Be Bop A Lula, Chiambretti Night), France 2, fondando una delle prime televisioni satellitari in Italia negli anni ’90, che ha persino flirtato (in diverse fasi della sua carriera) con il cinema, non è facile che corrisponda al ritratto di una persona umile, cordiale e dotato a settantadue anni di una giovialità inaspettata.

All’inizio di gennaio qualcosa di negativo aveva iniziato a trasparire sulla bacheca Facebook di Arcieri quando alla frase “E’ un periodo un po’ down” seguivano tutta una serie di test sulla sua età mentale, sul “Ci sono giorni in cui ti rendi conto che sei praticamente sola” che lasciava intuire che, dopo un periodo felice ritratto nelle foto del soggiorno natalizio londinese, il 2015 non si era aperto per la coppia in maniera altrettanto felice. Non staremo qui a ripercorrere le fasi della sua carriera artistica, poiché sarà frutto di una analisi ben più dettagliata nel corso del terzo articolo dedicato all’opera di Maurizio Arcieri e cioè la fase “solista” prima e dopo i Krisma: un regalo che avevamo promesso sino a 15 giorni prima della sua scomparsa al caro Maurizio. A riguardo del nostro articolo sui Krisma pubblicato l’estate scorsa, Arcieri scrisse pubblicamente sul suo profilo Facebook “è la COSA più bella, precisa e intelligente mai letta”, il che riempie di orgoglio la redazione di Distorsioni e ricambia la stima che la nostra rivista ha sempre avuto nei confronti dell’opera di Arcieri nelle sue varie configurazioni.
suo quoziente intellettivo che facevano ben capire che un certo malessere pervadeva l’artista. A questa affermazione segue dieci giorni prima della scomparsa di Maurizio una frase della sua compagna nella vita e nell’arte Cristina Moser (da poco avevano festeggiato il quarantaduesimo anniversario di matrimonio):

A noi piace ricordare Maurizio che scherza con la morte, forse esorcizzandone la paura, con frasi del tipo “Ne abbiamo viste talmente tante che potremmo giudicare come se fossimo
dall’aldilà” (impersonando insieme a Cristina gli Ex Voto, i fantasmi dei Krisma, chiamati dallo showman Piero Chiambretti per fare da “opinionisti dall’aldilà” nel suo “Chiambretti Night”) o quando in una intervista in occasione dell’uscita del film “Sexy Shop” (l’ultima apparizione cinematografia di Maurizio e Cristina) all’affermazione del regista “Ci hai regalato una strepitosa ed elegantissima interpretazione, questo dandy che arriva, entra nel nostro negozio…” risponde con “io avrei voluto fare di più ragazzi, ho fatto il morto!” (infatti Maurizio interpreta il ruolo di un signore elegante che muore mentre vede un film porno all’interno del sexy shop, luogo attorno a cui si basano le gag del film) o la celebre frase “Quando morirò non cambierà nulla per la musica italiana. Spero di cambiare qualcosa per la musica celeste”. Non a caso a piangerne la morte sono solo i fan, colleghi e giornalisti musicali, totalmente ignorato dalle televisioni italiane con cui egli stesso aveva collaborato. Lo ricordano così:

  "Il mio primo Maestro intelligente, provocatore, surreale, fiero di stare fuori dai giochi: Maurizio Arcieri. Punk’s not dead” (Enrico Ruggeri)

  “Maurizio Arcieri è volato nell’altra dimensione. 5 minuti e poi un jet partirà portandoti via  da me. Artista incredibile” (Red Ronnie)

  “Addio a Maurizio Arcieri, il personaggio più autenticamente punk che abbiamo mai conosciuto in carne e ossa…. Nel 1977 con Chinese Restaurant i Chrisma erano più avanti di molti blasonati e successivi gruppi new wave britannici…” (Subsonica)

 “Ricordiamo Maurizio Arcieri, uno spirito libero, fuori dai ranghi, come pochi in Italia hanno mai avuto il coraggio di essere…” (Angelo Branduardi)

  “Era uno libero, matto come la carta da gioco, colto, informatissimo, simpatico, visionario, pericoloso, innamorato” (Jovanotti)

  “E’ morto quello che quando pubblicavo una fanzine punk nel 1978 me ne comprava un   numero di copie sufficiente a farmi stampare il numero successivo. E’ morto il mio babbo musicale. E’ morto un genio spesso incompreso. E’ morto il pioniere della musica elettronica italiana. E’ morto un uomo meraviglioso. E non posso far altro che piangere…” (Johnsonn Righeira)

 “Un artista straordinario, meraviglioso e mai abbastanza capito e premiato da una massa troppo addormentata e distratta… un bacio cosmico a te ribelle idolo biondo!” (Ivan Cattaneo)

Alla domanda che Cristina Moser fa ai suoi amici di Facebook “e adesso?” ci sentiamo di rispondere con un accorato invito a continuare a diffondere con tutte le sue energie - e sappiamo che ne ha - il bagaglio culturale che Maurizio ci ha lasciato, per far sì che l’oblio non cali sull’opera di questo geniale artista e che Maurizio non resti “quello che cantava Cinque Minuti e Poi”, e i Krisma non siano ricordati solo per “quelli di Many Kisses e Chiambretti Night”. Un abbraccio a Cristina Moser da parte di tutta la redazione di Distorsioni.

Diego Loporcaro


Un Nobel postumo per il carismatico Arcieri - L'Opinione - Press review

Copyright: http://www.opinione.it

Il 23 febbraio 1978 il “Corsera” augurò, testuali parole, “l’eutanasia per il bene suo e di tutti noi” a Maurizio Arcieri, leader dei Krisma, dopo che il cantante si era tranciato con un rasoio l’indice della mano sinistra in una balera di Reggiolo, troncando la contestazione del pubblico zittito dagli schizzi di sangue. L’augurio “tranchant” non era in realtà dovuto alla follia del gesto quanto a qualcosa
di ancora peggio per il giornalismo dell’epoca. Se era indigesta la conversione dell’ugola orecchiabile di “Cinque minuti” all’underground post rock, più inaccettabile era la sua nuova filosofia de “l’italianità del punk”. Ora che Arcieri se n’è andato a 73 anni, è partito un coro di elogi, meritato ma quasi fastidioso per l’evidente ipocrita insincerità.
L’occasione è buona per dare ragione alle idee del leader dei New Dada e dei Krisma. E per porsi qualche domanda sui destini tanto diversi vissuti tutt’oggi nello show business, per esempio dagli eterni Gianni Morandi e Raffaella Carrà e dall’isolato “Krismatico”.

Ancora di più per chiedersi chi veramente, nell’area milanese varesotta, meritava il Nobel se Dario Fo, con la moglie Franca Rame, o piuttosto un Arcieri, con la moglie svizzera Christina Moser. I due, divisi da 15 anni di differenza risoltisi a vantaggio del più vecchio, non hanno carriere troppo diverse. I primi 10 anni del biondo Dario sono in Rai tra varietà e “Canzonissima”. Il decennio iniziale del biondissimo Maurizio è diviso tra gruppi beat, fotoromanzi e film leggeri incentrati sulla popolarità dei cantanti. Tra i due non c’è partita. Il cantante è nel ‘68 all’apice del consenso, il più bello in assoluto sulla scena, l’unico all’altezza delle popstar importate e dei David Bowie del momento.

Gli impegnati potevano storcere la bocca sia davanti alle canzoni d’amore (le stesse, in italiano, dei Rolling Stones) che agli sketch “simil-Vianello”. Poi Dario e Maurizio sterzano. Il primo si butta in politica, satira impegnata di sinistra ed incomprensibile gramelot. Il secondo da Londra e New York diventa un antesignano del pop punk elettronico, destinato a dominare la scena nei decenni a seguire.

È l’epoca della musica ritmata afro giamaicana e dell’elettronica, più o meno dance. È il periodo in cui gli italiani per spopolare nelle disco si fanno passare da americani. Maurizio e la bella Moser, da sinceri naives non nascondono l’identità padan-alpina. Non si fanno passare da Depeche Mode latini. Ritessono il filo del mito tecnologico, onirico, tragico e vitalista della musica bianca tra l’evocazioni di “Ziggy Stardust” e la spietatezza dark e new age. Non sbracano, come gran parte degli altri gruppi della new wave italiana, sullo ziganismo terzomondista, su un piagnucoloso neopascolismo, o su un nostrano country. Non a caso sembrano i cattivi del “Novecento” di Bernardo Bertolucci o “futuristi 3.0”. Non inseguono vittimismi politico-sessuali, anzi elevano il sex pop a categoria artistica.

Ovviamente l’“establishment” culturale ha esaltato tutte le sfumature di errori e cantonate del Dario. E rifuggito neghittoso i pericolosi messaggi, neanche troppo subliminali, dei Krisma che trattano ostentatamente di tv e dei pappagalli trasformisti che abbaiano. La loro musica bianca, abbronzata a neve, esibizionista di forme e sesso, è italiana ed è punk, forma moderna di futurismo. Idolatrata in Giappone, qui finiva nei tuguri televisivi delle ultime trasmissioni kitsch. D’altronde Arcieri, da amico del popolo, non si vergognava di parlare dovunque e a tutti. Non aveva la furbizia e l’arte di chi, per testimoniare dell’eguaglianza tra gli uomini, ha bisogno di un palco ed una cattedra posti molto in alto. Ad Arcieri, vero interprete dell’innovazione e anticipatore del tempo di internet va un Nobel vero alla memoria, che risulterà meno fragile nel tempo di quelli burocratici.

di Giuseppe Mele


Wednesday, March 19, 2014

Maurizio e quel pazzo shopping londinese (Ciao 2001 - 13 gennaio 1971)

New article in Memorabilia section.

Maurizio "il bello", "faccia d'angelo", il "ragazzo troppo triste", sono tutte etichette che gli hanno affibbiato contro la sua volontà, lui preferisce essere Maurizio, tout·court, da quando nel mondo della musica leggera ha cominciato ad omettere il suo cognome, Arceri.

L'occasione di riparlare con Maurizio, l'ho avuta per chiedergli conferma di una indiscrezione che lo voleva, stavolta, fidanzato "sul serio".

E dev'essere davvero una cosa seria se Maurizio, stavolta, di questa faccenda non vuole parlare, pur ammettendo che qualcosa di nuovo, nella sua vita privata, c'è, e riconoscendo che potrebbe non trattarsi né del solito flirt né di un amore inventato (o quasi) a scopo pubblicitario.

Gli chiedo, a questo proposito, se il fatto di aver acquistato cinque acri di terra in Irlanda sia, almeno in parte, legato a questa novità della sua vita: non è un mistero che Maurizio fa il cantante (e lo fa con una incredibile passione), ma che vorrebbe essere tutt'altro personaggio.
Un tempo, mi disse che gli sarebbe piaciuto fare il giornalista: oggi, e non da qualche settimana, esprime il desiderio di diventare regista.

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Sunday, October 28, 2012

Maurizio Arcieri - Quattro cuori per un amore - Fotoromanzo (Bolero Teletutto, 1970)

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Maurizio, Max e Stella sono giovanissimi e molto amici. Stella, segretamente innamorata di Maurizio, è la carmeriera di Desy, una bella ragazza che fa la mantenuta, ma che finisce con l'unirsi agli altri tre nelle loro allegre gite domenicali. Tra Desy e Max sboccia un idillio. 

Un giorno i quattro trovano nella loro macchina un bimbo abbandonato di qualche mese. Maurizio, che è un trovatello, non vuole che finisca in orfanotrofio e convince le ragazze a portarlo a casa loro. Ma l'anziano amante di Desy scopre il piccino e la pianta. 

I quattro allevano il bimbo con i propri mezzi, ma Desy si riduce presto al verde. Incapace di sopportare privazioni, un giorno incontra Andrea, un amico dell'ex-amante, e si mette con lui. Stella resta sulla strada col piccino. 

I due giovani la aiutano, ma la situazione si fa sempre più difficile e un giorno Maurizio e Max, non potendo più tirare avanti, a malincuore convincono Stella...

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