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Saturday, November 24, 2018

Unheard-Of: Krisma – Fido Press Review


Copyright Globule, 2012

Here we have an unexpected nugget of new-wave styled italo-pop from 1983, by Krisma (aka Chrisma), a male/female synthpop duo by the names of Christina Moser and Maurizio Arcieri, fondly regarded in their native time and place (Italy, post-disco), but little-known stateside.


In addition to the human talent, the real star of this quirky LP is the venerable Casiotone MT-65, an entry-level PCM-based digital synthesizer introduced in 1982 (big brother to the MT-40, of “Under Me Sleng Teng” fame). In fact, the entire album is composed on the instrument, and it can be seen mugging on the LP’s back cover (with hand-wired expansion box). As one might expect, “Fido” is an in-depth exploration of its crispy crunchy sound palette.

Punchy bass, hissing snares, and pocket-caltulator leads are layered and post-processed into all manner of “light industrial” modes. Some melodic sing-song pop ditties , some chip-chopped rhythm-only tracks, and some dark Italo arpeggiations, with plenty of high-minded knob twiddling and external effects to keep things lively.

At times the envelope is pushed to borderline Detroit darkness, with flanged ‘hats and bass drum pummelling. Icy boy-girl vocals are the icing on the cake, delivered in phonetic English for a true International Feel. All in all, the closest touchstone to this album would have to be Roberto Cacciapaglia’s legendary “Anne Steele Album”, in terms of sheer technopop exuberance and Italo-futurist vision.

Buy Fido from Rubellan Remasters


Sunday, September 16, 2018

“Signori & signore, Maurizio Arcieri” - Press review

Da Spettakolo.it

di Glezos - 29 gennaio 2017

Cristina, ricordi com’era nata? Apri di colpo la porta agli Psycho Studios di Claudio Dentes in via Frascati a Milano senza bussare, io sto uscendo e per poco non facciamo un frontale. ‘Ciao, sono Cristina, c’è Maurizio?’. ‘Ciao, lo so che sei Cristina, si vede’, perché che tu sia la Cristina dei Chrisma (per me sempre senza K) è evidente anche a un topo cieco.

Maurizio Arcieri è arrivato in studio da una mezzora con Stefano, che ha co-arrangiato e co-prodotto Non ho denaro'’, ("Fido" negli USA, ndr) il vostro ultimo album che non esce da mesi, e non si capisce cosa ne vogliano fare i vostri discografici. Io e lui -Stefano- stiamo lavorando da altrettanti mesi a provini inutili, che nessuno vuole perché nessuno ci vuole. Così, nel vuoto del novembre 1988, ci chiedono se abbiamo voglia di suonare in un happening chiamato ‘Vox Populi’ al Notorius, pieno centro dalle parti di La Foppa. Mettiamo su in quattro e quattr’otto un’improbabile band di vintage rock’n’roll per l’occasione, voce-chitarra-basso-batteria, improbabile perché due di noi (non io e Stefano) il r’n’r non sanno nemmeno dove stia di casa. E’ un one-off, una band che vivrà una notte sola e solo per quattro-pezzi-quattro, poi chi s’è visto s’è visto e tanti saluti, si torna al vuoto. Idea.

“Chiediamo a Maurizio se viene a fare un’ospitata. Potremmo suonare un pezzo con lui”. E Maurizio viene eccome, persino alle prove. “Cazzo, datemi una chitarra che suono ‘Shakin’ All Over’ di Johnny Kidd, mi fa impazzire. E’ l’unico pezzo che so suonare”, poi imbraccia la Fender e la suona davvero. Tu ci raggiungi dopo in studio, e appena mi sbatti contro sulla porta ti dico: “Cristina, sono Glezos, il ragazzo di Eletttro”. E tu: “Occcazzo, Elektron maschio!!!”, e giù abbracci e baci. Perché voi Eletttro, la vostra sorellina punk che avete adottato nel 1978, la chiamavate così anche nel vostro pezzo –‘Gott Gott Elektron’.

Non era facile seguirvi agli inizi, né era comodo dichiararsi vostro fan. Ai tempi del sexy sound dei primi due singoli (‘Amore’ e il quasi hit ‘U’, 1976-77) a fare notizia era la tua abbacinante avvenenza e poco altro. Ricordi il passaggio alla finale del Festivalbar all’Arena di Verona? Il dibattito infuriava su ‘Novella 2000’: c’era o non c’era biancheria intima sotto il conturbante abito dell’ipersexy moglie del biondo dei New Dada“Conservatore!!!”,gridava qualcuno in platea quella sera a Maurizio. Mi piegavo in due dal ridere, ma la questione tornava fuori ogni volta: l’ex bello del beat che tenta di riciclarsi mandando al proscenio l’avvenentissima moglie. Tutto qui?

Tutt’altro. Il punk si era abbattuto su di noi, e voi l’avevate sposato con lo spirito che Caroline Coon aveva ascritto agli Ultravox nella sua famosa definizione, “fanno parte della New Wave perché lo vogliono”. Lo volevate anche voi. Dal tardo 1977 in poi c’erano stati i rapporti di vicinanza con bands emergenti –Trancefusion e altri contatti-, radio e fanzines (ci eravamo conosciuti in radio in una trasmissione realizzata dal team di ‘Pogo’, una delle primissime punk fanzines italiane). Poi qualche scaramuccia col pubblico di locali d’essai (Out Off, Milano) e supposte scene-madri a buonissimo mercato come il famoso finger-jobdal vivo, “ma guarda che non è vero che mi sono tagliato un dito, mica sono scemo”, rideva Maurizio nel suo modo più che contagioso.

Semplicemente, stampa e pubblico non parevano concedervi alcuna chance. Poi qualcosa era cambiato. “Mi ci vedi alla mia età a scimmiottare i Pistols?”, mi diceva Maurizio: sound e temi della virata new wave da mitteleuropa di ‘Chinese Restaurant’ avevano sistemato i binari e tutto poi era venuto da sè, da ‘Hybernation’ fino all’ Habemus Krisma di ‘Cathode Mamma’. I vostri Molti Baci avevano preso in contropiede i poppettari e l’industria discografica, privandovi di fatto di un più che probabile Numero Uno in classifica (“Cazzo, avevamo scoperto di essere primi ma non risultava da nessuna parte e la casa discografica ce l’aveva nascosto”, ci hai detto in più di un’occasione). Vi avevamo seguiti da vicino, soprattutto lei, Eletttro.

Che avete accolto nella vostra vita e nella votra casa con il calore e l’empatia che si riserva solo a chi va in assonanza sul serio: lei ragazzina, voi fratelli maggiori. Il successo da Top 10 non aveva avuto bis, ma chi se ne frega: la parabola inaugurata con ‘Iceberg’ riservava i suoi botti, dal quasi capolavoro di ‘Skyline’ a ‘Signorina’, il cui utilizzo come sigla di un brutto programma di Red Ronnie non detrae tuttora dallo status di uno dei brani più suggestivi mai apparsi in Italia. Poi la tv, le sperimentazioni, i brani registrati e mai usciti (ricordi la cover di ‘Je t’aime…moi non plus’ nello studio di Baldan?), il revival dei 5 Minuti e del Maurizio-anni-60, e il ritorno sul luogo del delitto.

Flash di immagini, serate e nottate, sempre con voi due insieme. Era bizzarro incontrare Maurizio o te separatamente, e le volte in cui è successo tutto sembrava campato per aria. La sua vivacità intellettuale, le sue fissazioni transitorie e la sua smania di uscire da ogni tipo di schema erano spesso fraintese per voglia di eccentricità a tutti i costi. Al di là della dolcezza, dello humour e della simpatia istintiva, di Maurizio a colpirmi erano i silenzi, soprattutto quelli non dettati da una giornata storta. Che gli facevano dire all’improvviso cose come “Ieri ho passato tutto il giorno immerso in una tristezza senza speranza. Poi stamattina mi sono svegliato, ho guardato fuori dalla finestra e il mondo mi sembrava appena creato”.

Cristina, in questi giorni penso spesso a quella serata al Notorius, il giorno dopo quell’incontro sulla porta allo Psycho. Anche se non volessi, queste righe scriverebbero da sole di quella notte. Saliamo sul palco, attacchiamo con ‘Maybellene’ di Chuck Berry, tutti sono survoltati e noi siamo basiti alla reazione del pubblico. Suoniamo i quattro-pezzi-quattro, poi arriva il momento. Maurizio si prepara tra le quinte. Prima di noi si è esibito Ricky Gianco, col quale abbiamo collaborato qualche anno prima. Prendo il microfono: “Questa sera abbiamo l’onore di chiudere il nostro primo e ultimo live con un grande ospite, l’unica vera rockstar che l’Italia abbia partorito…”. In platea, Ricky Gianco crede che mi stia riferendo a lui, e con un sorriso di autocompiacimento si alza e sale sul palco proprio mentre annuncio: “Signori & signore, Maurizio Arcieri”. 

Gianco resta di sale, Maurizio entra in scena e ci lanciamo in ‘Sick & Tired’ di Fats Domino, resa celebre in Italia dai suoi New Dada come ‘Non dirne più’. Tutti saltano dappertutto, Maurizio ride e poi ride ancora, ha guardato fuori dalla finestra e il mondo è fresco di creazione. Sicuramente lo è per noi, che presi alla sprovvista dalla domanda “Come si chiama la vostra band?” rispondiamo improvvisando:Ufo Piemontesi. Ieri notte uno di noi ha sognato che i marziani atterravano sotto casa sua parlando in dialetto piemontese”. Non immaginiamo nemmeno lontanamente che abbiamo iniziato un viaggio che ci porterà ai dischi, alla tv, agli stadi e a 524 volte dal vivo, dalle bettole allo Stadio Olimpico a Roma.

Quella sera non c’eri, Cristina. Eri rimasta a casa con l’influenza, e dopo il Notorius eravamo andati in un pub. Maurizio ti aveva telefonato in piena notte, era su di giri, rideva e ci aveva contagiati tutti, e ti avevamo gridato al telefono che mancavi solo tu. I pensieri mi battono nello stomaco, e adesso davvero mi sembra tutto campato per aria.


Un Nobel postumo per il carismatico Arcieri - Press review

Da L'Opinione delle Libertà, 4 febbraio 2015

di Giuseppe Mele


Il 23 febbraio 1978 il “Corsera” augurò, testuali parole, “l’eutanasia per il bene suo e di tutti noi” a Maurizio Arcieri, leader dei Krisma, dopo che il cantante si era tranciato con un rasoio l’indice della mano sinistra in una balera di Reggiolo, troncando la contestazione del pubblico zittito dagli schizzi di sangue. L’augurio “tranchant” non era in realtà dovuto alla follia del gesto quanto a qualcosa di ancora peggio per il giornalismo dell’epoca. Se era indigesta la conversione dell’ugola orecchiabile di “Cinque minuti” all’underground post rock, più inaccettabile era la sua nuova filosofia de “l’italianità del punk”. Ora che Arcieri se n’è andato a 73 anni, è partito un coro di elogi, meritato ma quasi fastidioso per l’evidente ipocrita insincerità.

L’occasione è buona per dare ragione alle idee del leader dei New Dada e dei Krisma. E per porsi qualche domanda sui destini tanto diversi vissuti tutt’oggi nello show business, per esempio dagli eterni Gianni Morandi e Raffaella Carrà e dall’isolato “Krismatico”. Ancora di più per chiedersi chi veramente, nell’area milanese varesotta, meritava il Nobel se Dario Fo, con la moglie Franca Rame, o piuttosto un Arcieri, con la moglie svizzera Christina Moser. I due, divisi da 15 anni di differenza risoltisi a vantaggio del più vecchio, non hanno carriere troppo diverse. I primi 10 anni del biondo Dario sono in Rai tra varietà e “Canzonissima”. Il decennio iniziale del biondissimo Maurizio è diviso tra gruppi beat, fotoromanzi e film leggeri incentrati sulla popolarità dei cantanti. Tra i due non c’è partita. Il cantante è nel ‘68 all’apice del consenso, il più bello in assoluto sulla scena, l’unico all’altezza delle popstar importate e dei David Bowie del momento. Gli impegnati potevano storcere la bocca sia davanti alle canzoni d’amore (le stesse, in italiano, dei Rolling Stones) che agli sketch “simil-Vianello”. Poi Dario e Maurizio sterzano. Il primo si butta in politica, satira impegnata di sinistra ed incomprensibile gramelot. Il secondo da Londra e New York diventa un antesignano del pop punk elettronico, destinato a dominare la scena nei decenni a seguire.

È l’epoca della musica ritmata afro giamaicana e dell’elettronica, più o meno dance. È il periodo in cui gli italiani per spopolare nelle disco si fanno passare da americani. Maurizio e la bella Moser, da sinceri naives non nascondono l’identità padan-alpina. Non si fanno passare da Depeche Mode latini. Ritessono il filo del mito tecnologico, onirico, tragico e vitalista della musica bianca tra l’evocazioni di “Ziggy Stardust” e la spietatezza dark e new age. Non sbracano, come gran parte degli altri gruppi della new wave italiana, sullo ziganismo terzomondista, su un piagnucoloso neopascolismo, o su un nostrano country. Non a caso sembrano i cattivi del “Novecento” di Bernardo Bertolucci o “futuristi 3.0”. Non inseguono vittimismi politico-sessuali, anzi elevano il sex pop a categoria artistica.

Ovviamente l’“establishment” culturale ha esaltato tutte le sfumature di errori e cantonate del Dario. E rifuggito neghittoso i pericolosi messaggi, neanche troppo subliminali, dei Krisma che trattano ostentatamente di tv e dei pappagalli trasformisti che abbaiano. La loro musica bianca, abbronzata a neve, esibizionista di forme e sesso, è italiana ed è punk, forma moderna di futurismo. Idolatrata in Giappone, qui finiva nei tuguri televisivi delle ultime trasmissioni kitsch. D’altronde Arcieri, da amico del popolo, non si vergognava di parlare dovunque e a tutti. Non aveva la furbizia e l’arte di chi, per testimoniare dell’eguaglianza tra gli uomini, ha bisogno di un palco ed una cattedra posti molto in alto. Ad Arcieri, vero interprete dell’innovazione e anticipatore del tempo di internet va un Nobel vero alla memoria, che risulterà meno fragile nel tempo di quelli burocratici.


Friday, September 16, 2016

Rosetta: il nuovo album di Vangelis - Press Review

Il 23 settembre 2016 uscirà il nuovo album di Vangelis: si intitola "Rosetta" ed è ispirato all'omonima missione spaziale.

Di Domenico Martines - Copyright http://it.blastingnews.com/

Vangelis

Il 23 settembre 2016 uscirà il nuovo album di #vangelis, "Rosetta", con etichetta Decca, dopo 15 anni dall'ultimo album in studio ("Mythodea: Music for the Nasa Mission: 2001 Mars Odyssey" del 2001).
Questo nuovo lavoro, che contiene tredici brani, è inspirato alla missione spaziale Rosettainiziata nel 2004 (la sonda ha impiegato dieci anni per arrivare e atterrare il 14 novembre 2014 sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko) e che secondo l'ESA(European Space Agency) si concluderà il prossimo 30 settembre in coincidenza con l'uscita dell'album.

L'artista greco ha dedicato questo album a tutti quelli che hanno partecipato alla realizzazione di questa missione, dichiarando inoltre che questo album è come "una suite di #Musicainterconnessa" e per lui "mythology, science and space exploration... were always connected somehow with the music I write" (la mitologia, la scienza e l'esplorazione dello spazio... sono stati sempre collegati in qualche modo con la musica che scrivo).

Evangelos Odysseas Papathanassiou in arte Vangelis, è un compositore, polistrumentista greco di musica elettronica e new age in attività dal 1961, quando fonda il gruppo pop ForminxNel 1968 fonda in Francia il gruppo rock progressivo degli Aphrodite's Child, con Demis Roussos e Loukas Sideras. La sua carriera solista inizia nel 1973 con il primo album "Earth", da qui prosegue l'ascesa dell'artista con tre album che rimarranno nella storia della musica tra i suoi più famosi come "Heaven and Hell" del 1975, "Spiral" del 1977 e "China" del 1979.



Ha collaborato con tanti artisti, tra cui Jon Anderson (cantante degli Yes), con il quale ha pubblicato diversi dischi, ha arrangiato alcuni brani di artisti italiani comeRiccardo Cocciante, Claudio Baglioni, Milva, Patty Pravo, Krisma.
Ha scritto diverse colonne sonore per film memorabili, come "Momenti di Gloria" con cui vinse l'Oscar nel 1982, "Blade Runner", "1492: La conquista del paradiso", "Antarctica", "Missing" e "The Bounty".

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New Dada, Rokes e Corvi: quelli che suonavano il Beat

Il ritmo italiano di cinquant’anni fa sarà protagonista di una due giorni «vintage» nel locale di via Bovisasca

di Daniela Zacconi - Corriere Milano


i New Dada oggi«Beat» come il battito dell’esistenza, come il ritmo che cinquant’anni fa - direttamente dall’Inghilterra - conquistò la scena italica prima con le cover britanniche virate in italiano, poi con nuove sonorità peculiarmente «made in Italy».

Quel movimento culturale noto come «Beat Italiano», a cinque decenni dai primi passi, è festeggiato sabato e domenica nella bella cornice dello Spirit de Milan.

Un evento musicale e di costume la cui locandina è ricca di presenze: da The Five Four ai Mads, Gian Pieretti, Franco Serena & Ranger Sound, i New Dada, i Rokes e i Corvi, ma anche band giovani che hanno saputo traghettare lo spirito Beat nel nuovo Millennio come i Re-Beat e i Rudi.
«Insieme al Comitato 66 abbiamo deciso di ospitare queste celebrazioni - racconta Luca Locatelli, ideatore e coordinatore del locale di via Bovisasca -. Certo, in parte sarà anche un’operazione venata di nostalgia.
Ma sarà soprattutto un viaggio fatto di musica, incontri e racconti. I protagonisti del Beat hanno insegnato a vivere alle generazioni successive e hanno ancora storie formidabili su quegli anni.
Un gruppo di giornalisti (fra gli altri Roberto Caselli, Enzo Gentile e Claudio Scarpa, ndr ) animerà il dibattito “Cos’è ancora (il) Beat?”».

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Wednesday, August 10, 2016

I Krisma ispirano La Vague – Pop Mirage (Mia Records 2016)

Copyright by Musicalnews

Vagamente ispirati da Krisma ed Eurythimics, il duo Francesca Pirami ed Alessandro Corsi pensa al lavoro di Enrico Ruggeri per Diana Est del 1982 e lo portano dove si muovono Le canzoni da marciapiede e 2 Pigeons.

.. con un ribaltamento, noi La Vague il miraggio lo proponiamo come metodo positivo per spostare il proprio punto di vista, per modificare le proprie aspirazioni..

Sperimentazione, campionamenti, Andy Warhols e le cantinacce fiorentine, dove 30 anni di osava andare oltre a quello che si ascoltava al Tenax, tra l'altro il titolo di quel brano di Diana Est che citavo all'inizio, scritto da Enrico Ruggeri e Stefano Previsti, 45 giri che sfondò 100 mila copie vendute, ha avuto una versione in inglese e d è stato riproposto da Ivan Cattaneo nel 2010 e due anni dopo dallo stesso Ruggeri.

Ma qui non dobbiamo fare la storia di una epoca o di un genere musicale, ma presentarvi un disco come Pop mirage che è una sferzata di idee che una volta avremmo definito new wave per poi essere accusati di promuovere la musica da discoteca. Biograficamente è il terzo album di un duo di creativi, il cui scopo è quello di ..liberare idee e visioni .. .e l'operazione riesce abbastanza, valorizzando soprattutto l'aspetto comunicativo e teatrale di un progetto che è sicuramente coraggioso, anacronistico, fuori dagli schermi. Abbiamo sempre parlato di come questo terzo millennio ci stai presentando (dalle major all'underground, dalle capitali della cultura alle periferie multietniche) dischi che non graffiano o che si adeguano ad un trend di moda.

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Friday, April 15, 2016

Povero Maurizio! con zero in amore c'è poco da fare! (Magazine clip, 1970)

Il "bellissimo" della canzone rivela i retroscena della sua ennesima super-delusione sentimentale.Come è nata e come è finita la storia con Jutta. Il cantante è deciso a cambiar vita e lavoro.


La "serie nera" di Maurizio non è ancora finita. Nè per il cuore, nè per il lavoro.

Ricordate? qualche mese fa c'è stata la storia con Françoise Hardy, lui ci aveva preso la cotta, lei no.
Era stata una grande batosta per il "bellissimo" della canzone, per l'idolo biondo di migliaia di ragazzine.
Ma evidentemente, essere belli o famosi, in amore non sempre conta. E lui ci ha rimesso le penne.
Ma prima ancora di quella delusione ce n'era stata un'altra, molto più cocente. E Maurizio si è deciso a confidarcela solo in questi giorni, tanto per sfogarsi un po'. Ne aveva bisogno.


E' la storia del suo amore per una ragazza tedesca, bellissima, ricchissima.


"E' stato il classico colpo di fulmine per tutti e due. Facevamo sul serio, si parlava di matrimonio in casa di Jutta - già, il suo nome era Jutta Welge - mi consideravano il fidanzato ufficiale. Andavo a trovarla ad Hannover ogni volta che potevo: mi infilavo nel primo aereo in parteza e dopo neppure tre ore ero da lei.
E' stato un periodo meraviglioso, reso ancora più bello dal fatto che nessuno conosceva questo mio amore e io potevo viverlo in pace. Poi una sera maledetta, mentre mi trovavo ad Hannover, siamo andati insieme ad una festa. Cosa mi sia successo non lo so: forse avevo bevuto un po' troppo whisky, forse ho voluto mettere alla prova il suo amore per me.
Sta di fatto che mi sono messo a fare lo stupido con una sua amica. E lei si è arrabbiata. Aveva ragione poveretta, ma tu sai come siamo fatti noi uomini: la nostra vanità certe volte ci porta a fare cose di cui poi ci pentiamo amaramente. Così abbiamo litigato forte, ma io credevo che sarebbe finito lì.
Come succede tra tutti gli innamorati. Si litiga, si fa la pace e ci si vuole più bene di prima. Lei invece non mi ha voluto più".

Ma tu le hai scritto per spiegarle la verità?

"In principio no. Volevo che fosse lei a cedere per prima. In fondo, mi aveva detto tante cose cattive. E infatti mi ha scritto. Un anno dopo. Ma per annunciarmi le sue nozze con un altro. Ti immagini come ci sono rimasto io? Proprio in quel periodo ho incontrato Françoise e mi sono illuso che potesse aiutarmi a dimenticare!"

Insomma, sei infelice?

"Maledettamente. Mi va tutto male. Anche il lavoro, non vedi? C'è stato un momento, dopo che le cose sono andate male col complesso, in cui sembravo ben avviato sulla strada del solista. Il Comizio ha avuto un discreto successo e speravo che la cosa dovesse durare, poi... poi mi hanno messo in un cantuccio.
D'accordo, ho fatto dei fumetti, un film, ma mi sono serviti a ben poco. Adesso facevo assegnamento sul mio Disco per l'Estate Cinque minuti e poi..., e invece hai visto anche tu i risultati.
Neanche in finale mi hanno mandato (sarà invece il suo più grande successo, n.d.r.).
A Settevoci in finale c'ero arrivato bene: mi sentivo la vittoria in tasca. E invece ha vinto Savini. Ma non è sfortuna questa?".

E ora cosa farai?
Non so, sono disorientato. Per di più in questi giorni mi ha ritelefonato Jutta, figurati che per un momento ho sperato che mi dicesse che non si era più sposata ed era decisa a tornare da me.
Vuoi ridere? mi voleva presentare suo marito. Ho fatto il di più: ci sono andato ma adesso che l'ho rivista sto peggio di prima.
O meglio, vorrei cambiare vita, lavoro. Non ne hai per caso uno da offrirmene?

Giuliana Bonomo


Thursday, April 14, 2016

Krisma - "Iceberg" review (1986, magazine clip)

A quasi due anni dal precedente LP «Nothing To Do With The Dog», quello di Cristina Moser e Maurizio Arcieri, meglio noti come Krisma, è un ritorno discografico salutato con piacere da tutti coloro che intendono la musica quale ricerca di moduli espressivi inusitati, prima ancora che come divertimento.


Il nuovo singolo della coppia italo-svizzera (che annuncia l'uscita di un LP di futura pubblicazione, «Iceberg») si intitola «Be-Bop» ed è ancora una volta una sorpresa, che sicuramente farà discutere. Si tratta comunque di un brano (non sarebbe appropriato definirlo canzone...) avveniristico e almeno formalmente originale, che coniuga in un atmosfera di tribalità elettronica lo swing delle macchine con l'ossessiva iterazione ritmica di voci umane alienate dall'uso del computer.

Lo si può ascoltare attentamente, considerandolo il punto d'arrivo (o di partenza?) di un'avanzata indagine sonora, ma è anche possibile usarlo quale pretesto per una danza ipnotica e dissociata.

Cristina e Maurizio si muovono con folle razionalità in mezzo ai fili scoperti di congegni digitali sempre più semplici e sofisticati nello stesso tempo.
Se il disco precedente era stato realizzato con l'ausilio di un maneggevole Casio, per questo nuovo progetto Arcieri ha ideato, con la collaborazione di Max Costa, un nuovo sistema - siglato MIDI - in cui ogni suono registrato è prodotto da combinazioni di suoni diversi che si interfacciano tra di loro con un codice funzionante.
L'elettronica - ci confessa la Moser - è per noi un medium indispensabile, perché non siamo dei musicisti nel senso classico del termine e poi ci permette di fare tutto da soli o quasi. Non ci piace far partecipare al nostri progetti altra gente che non vi si trovi coinvolta emozionalmente come noi lo siamo. D'altra parte, le nostre idee sono sempre cosi estremistiche, direi quasi eccessive...

Potrebbe essere stata proprio la difficoltà di far accettare queste idee ai discografici italiani ad aver tenuto lontani per tutto questo tempo i Krisma dal nostro mercato del vinile? Maurizio Arcieri nega decisamente una simile ipotesi: "Il fatto è che siamo stati per un certo periodo a Londra, poi ci hanno chiamato a New York dove abbiamo Inciso il nostro precedente LP per la Atlantic (Fido) e dove abbiamo vissuto si può dire fino a oggi. Sempre a New York abbiamo realizzato altri due album sperimentali e suonato dal vivo con un sacco di musicisti americani in posti come il Ritz o lo Square Theatre. Siamo molto apprezzati negli U.S.A., anche se solo da minoranze intellettuali, come pure in altre parti del mondo, il Giappone per esempio".


Anche il pubblico italiano, però, non li ha certo dimenticati, e non soltanto quello di minoranza. Un successo come «Many Kisses», di qualche anno fa, ha lasciato il segno. Ma ci fu in quell'occasione un astuto avvicinamento ai gusti delle masse?
"No, non abbiamo mai cercato di fare qualcosa di commerciale. Certo, noi vogliamo comunicare con chi ci ascolta, e infatti la nostra musica è un messaggio continuo ma non in maniera tradizionale. Cerchiamo di proporre sempre qualcosa di diverso, di originale, e «Many Kisses» fu soltanto un episodio più fortunato, una proposta sincera come le altre ma accettata anche dal grande pubblico. Però non abbiamo mai voluto ripeterci, continuando magari sulla scia di quella canzone per vendere dischi".

Il Krisma cercano sempre nuove soluzioni. Ma non temono che la nota pigrizia del consumatore musica possa portarli a rifiuti e fallimenti?
"Anche noi noi siamo pigri" rispondono seccamente in coro Cristina e Maurizio. Prima o poi però una delle due parti dovrà pur muoversi propiziare un incontro.
Se si vuole che avvenga, beninteso.


Wednesday, April 13, 2016

La trasgressione, l'elettronica, la dance - Magazine clip

(...) tra i gruppi di questi anni ('80) c'è chi usa il linguaggio tecnologico per prodotti assai più attestati sul fronte della piacevolezza e della musica d'evasione, magari destinata alla discoteca che richiede suoni nitidi e ritmi robotici, fortemente ripetitivi, più finalizzati alla danza che alla riflessione.


In questa direzione, ad onta delle roboanti dichiarazioni d'intenti, si muvono i Krisma, duo del quale si è già accennato essendo esso formato da una vecchia conoscenza del beat nostrano, Maurizio Arcieri, prima voce dei New Dada e poi cantante solista (Cinque minuti il suo maggiore successo).
Arcieri "ingaggia" sotto l'etichetta dei Krisma anche sua moglie, la svizzera Christina Moser, tanto che la denominazione del duo deriva, appunto, dal suono delle prime due lettere dei due nomi di battesimo.

Il duo nasce nel 1976 e fin dai suoi primi passi anticipa alcune tendenze che poi prenderanno piede negli anni ottanta, assumendo dimensioni anche ossessive: come il ricorso a un culto preponderante del look, che finirà per prevaricare un supporto musicale sempre più scarno, iterativo e privo di fantasia.

A tutto ciò Arcieri, archiviata definitivamente la voce efebica e quasi femminea del passato e i giungendo a procurarsi in scena un taglio a un dito, così da far zampillare gocce di sangue sull'assito del palcoscenico.
boccoli biondi da paggetto, unisce atteggiamenti punk alquanto pretestuosi,
La musica dei Krisma non disdegna atteggiamenti "disco", sorretti tuttavia da una ricerca tecnologica che, se non concede grande spazio all'ispirazione - l'impressione di operazioni costruite a tavolino accompagnerà il duo lungo tutta la sua carriera - molto ne assegna all'intelligenza e all'astuzia.

Lo si vede già nell'album d'esordio Chinese Restaurant, (...) al quale arride subito un inopinato successo, visto che la canzone trova ospitalità in molte classifiche di vendita, anche straniere.

Segue Hibernation, un nuovo album che, come i successivi Cathode Mamma, Clandestine Anticipation e Nothing to do with the dog, dimostra come la fase migliore della produzione dei Krisma sia quella che arriva alla metà degli anni ottanta: pur con qualche eccesso d'enfasi, alcuni azzardi linguitici che tradiscono un fondo d'ingenuità e un'ossessiva prevalenza di tutto quanto riguarda l'esteriorità.

(...) il beat italiano, o il bitt che dir si voglia, ha rappresentato comunque un momento importante per gruppi milanesi e lombardi che, in questa musica, hanno trovato l'unica ragione di esistenza.
I New Dada, ad esempio, il gruppo di Maurizio Arcieri.
Vengono scoperti da Leo Wechter che, nel 1965, li manda a far da supporter al tour italiano dei Beatles con le loro cover dai Moody Blues (I'll go crazy) e, nientemeno, dagli Stones con Lady Jane, dove la voce efebica di Maurizio si misura con cembali e spinette prima di spiccare il salto verso la costituzione, con la moglie svizzera Cristina Moser, del duo Krisma: molta elettronica e grande freddezza tra atmosfere finto-punk e discomusic ipersexy.

E pensare che il primo successo dei New Dada era stato una versione beat di Quel mazzolin di fiori.


Tuesday, April 12, 2016

HO TROVATO L’AMERICA - Michel Altieri a New York: "I Krisma riferimento per la musica italiana" (Grazia n. 57)

di Vincenzo Petraglia

IL SUCCESSO NEL MUSICAL LA BELLA E LA BESTIA HA APERTO A MICHEL ALTIERI LE PORTE DI BROADWAY «IN ITALIA, SE SAI CANTARE E BALLARE, TI DICONO CHE SEI TROPPO "IMPEGNATIVO"».
E A NEW YORK? LO HANNO PROMOSSO COME UN MIX DI BOWIE, BANDERAS E IL FANTASMA DELL'OPERA
.


Di bellezza, energia e talento Michel Altieri ne ha da vendere, ma chissà perché, negli ultimi tempi il nostro Paese si sta facendo scappare parecchi dei suoi artisti più promettenti "regalandoli" all'estero.
E così Altieri, autentico "animale da palcoscenico" (così lo definì Luciano Pavarotti, che lo lanciò nel 2000, nell'opera rock Rent), dalla scorsa estate vive negli Stati Uniti, dopo una stagione da incorniciare nei panni del protagonista del musical dell'anno, La Bella e la Bestia.
Madre francese e padre italiano, questo ragazzo «cresciuto a pane e David Bowie» è arrivato a Broadway (allo Shubert Theatre per Dracula e nella scena "off'' con The Water Dream).

Come mai, nonostante il successo per "La Bella e la Bestia", è partito per gli Stati Uniti in cerca di fortuna?
«È stato il musical italiano dei record, ma ho capito che non potevo fare di più. In Italia le grandi produzioni tendono a frenare gli artisti perché temono il loro successo personale. Per non parlare dei guadagni: già produrre musical è difficile, in più i ricavi non sono quasi mai all'altezza degli sforzi. Ecco perché tanti attori scelgono il vuoto e l'esibizionismo di certa televisione. Si arriva prima».

Ci faccia un esempio
«Non molto tempo fa, un famoso talk show televisivo si è rifiutato di ospitare me e Arianna Bergamaschi (la coprotagonista di La Bella e la Bestia, ndr) nonostante la popolarità del musical. Poi, il giorno dopo, accendo la tv e chi avevano invitato al posto nostro? Le due ragazze di Ostia, quelle del "Calippo e della bira"! È una realtà che le fiction vengano affidate più facilmente al divo dell'ultimo reality che a un attore che ha studiato».

Perché?
«Purtroppo, in Italia si dividono gli attori in tante categorie: di fiction, di cinema impegnato, da cinepanettone di prosa, adatti ai musical e così via. Io, comunque, a Gabriel Garko continuo a preferire Greta Garbo!».

Lei è molto polemico, ma perché, in America, è tanto diverso?
«Se sai cantare e recitare, in Italia ti dicono che sei "impegnativo" e che non c'è spazio. Negli Stati Uniti hanno più rispetto e sono più aperti. Pigrizia e scorciatoie non servono, lì. Si lavora duramente e ti dicono che sei bravo solo se il pubblico ti crede. Punto».

E. guarda caso, lei è subito arrivato a calcare uno dei più noti palcoscenici di Broadway nei panni di Dracula ...
«È stato un sogno che si è realizzato dopo tanta fatica. Un'estate scorsa ero a New York per fare dei provini e il leggendario direttore di casting Barry Moss mi ha notato: ha guardato i miei video su YouTube e li ha mostrati al regista, mi hanno ''studiato'' e poi, a sorpresa, mi hanno chiamato».

La stampa americna ha scritto che vederla in scena '"è come mettere in lavatrice David Bowie, Antonio Banderas e il Fantasma dell'opera".
«Recitare da protagonista, in inglese con una leggenda di Broadway come George Hearn ti insegna molto. E in fretta. Ho cercato ispirazione in tutto, dal cinema muto alla strada. In platea, per ben sei volte, è venuto a vederci il regista David Ambrose, che poi mi ha proposto di lavorare con lui nel film Spiral, che abbiamo iniziato a girare ora».

Di che cosa parla?
«È un thriller scritto da John Buffalo Mailer, che poi è figlio dello scrittore Norman. Tutto ruota attoro a una leggenda di pescatori della baia di Boston e io interpreto Sanky, una specie di stregone metropolitano che canta, sfoggia una cresta punk ossigenata e un pitone al collo».

Questo le mancava ...
«Un attore deve conoscere il mondo, provare, osservare, imparare e poi restituire. Se non capisci gli altri, non ti crederanno mai una volta che sei in scena».

Ci sono personaggi, del presente o del passato, a cui vorrebbe assomigliare?
«Filosofi come Platone, ma anche Yoko Ono e Lady Gaga: la guardi e vedi contemporaneamente Grace Jones, David Bowie, Chopin, Madonna, Elton John e Boy George. Il mondo non sarà più lo stesso dopo di lei. È un genio, forse il Genio».

Quali sono stati, invece, i suoi maestri?
«Sicuramente Luciano Pavarotti. che mi ha insegnato a cercare l'equilibrio tra tecnica e comunicazione Tato Russo, che mi ha insegnato a essere generoso, e Anna Strasberg da cui ho imparato ad avere coraggio per chi non ne ha».

Ricorda un episodio particolarmente importante di uno di loro?
«Pavarotti nell'appartamemo di Central Park South. Arrivò con lo zucchero filato per tutti e mi disse: "Altieri, il mio campione". Lui riuscì a vedere sempre il bene in ogni cosa, anche quando sbagliavo».

A parte il lavoro, come si trova nella Grande Mela?
«Io e Jessy (la moglie, l'attrice Jessica Polsky, ndr) abitiamo in un loft su tre livelli: è tutto bianco ma l'abbiamo arredato con quadri enormi e lampade di design rigorosamente made in Italy: sembra di essere a Milano. Cose che gli americani adorano! Per il resto, ricevo grandi lezioni di vita: New York è una città dove la tolleranza e l'accoglienza sono di casa, è come se la gente stesse aspettando proprio te».

Che cos'altro amano di noi italiani oltreoceano?
"Una volta pizza e mandolino, oggi moda e design. I palati più fini ci invidiano tanto il design universale di Gio Ponti quanto la musica elettronica dei Krisma, che hanno inventato quel genere».

Lei, invece, che cosa ama dell'Italia?
«ll suo slancio verso il futuro, mentre detesto l'atteggiamento di chi dice: "Chissà. forse domani". C'è sempre qualcuno che sembra essere al suo posto solo per mettere i bastoni fra le ruote agli altri».

Ne usciremo mai?
«L'Iltalia cambierà quando governeranno i giovani».

Parliamo di donne. Come sono le americane?
«La newyorchese è piuttosto realistica: è una donna forte, gioiosa. che ha fretta. Se è di origine ispanica, invece, ama vestirsi color oro e, se esce, la sera mette il tacco 12. Tanto, e questa è una meraviglia, la città è sicma».

E gli uomini?
«È strano. Qui dicono che, se sei ben vestito, o sei gay o sei europeo. Per il resto una grande differenza c'è: il maschio italiano, di solito, si vanta dei tradimenti, mentre qui sono considerati una vergogna».

Il fatto che lei e sua moglie facciate lo stesso mestiere è un aiuto o un ostacolo alla vita di coppia?
«È un vantaggio perché ci confrontiamo e ci completiamo ogni giorno. Lei è americana e, quando mi sento disorientato, averla accanto è una fortuna».

Pensate di tornare, prima o poi,in Italia?
«Per ora, a malincuore, solo in vacanza».


Saturday, February 13, 2016

Musica Elettronica, gli esponenti italiani - The Walkman Magazine - Press Review

Copyright: http://www.thewalkman.it/
Musica elettronica: che piaccia o meno, è un tipo di musica che da più di trent’anni è sempre stata presente nelle classifiche, nei locali, alle feste.


KRISMA
Il duo, vera icona cult della musica elettronica italiana degli anni ’80, fortemente influenzato dal punk d’oltremanica, ha saputo trasportare quella trasgressione in uno stile e sound che va ai limiti dell’assurdo.
Tra synth-pop, sfumature sperimentali e astratte, hanno indubbiamente lasciato un seguito nello scenario musicale dell’Italia, arrivando a collaborare con gente come Franco Battiato e i Subsonica.

Read the full article


Thursday, December 17, 2015

Chiambretti e Paragone: la zona franca della tv (Quomedia Press Review, 2010)

Copyright by Giorgio Bellocci

Mezzanotte e dintorni, la zona franca della tv italiana, quella della perdita di inibizioni e del linguaggio “trasgressivo” a tutti i costi. Con la lodevole eccezione di “Linea notte” che per fortuna fa servizio pubblico con l’informazione. Poi c’è modo e modo di riempire quella zona... C’è Piero Chiambretti che ogni tanto tira fuori delle belle sorprese nel suo programma su Italia 1, e lo fa quando non si prende troppo sul serio.

Intendo dire che se vuoi parlare del caso-Morgan un conto è farlo con il diretto interessato (con il rischio di affrontare temi molto seri in un contesto sbagliato in quanto “leggero”), altro è imbastire una tavola rotonda con Pino Scotto (ex leader dei metallari Vanadium), DJ Aniceto e Maurizio Arcieri (incanutito cantante dei Krisma).

A chi si fosse perso il siparietto dello scorso venerdì consiglio un recupero sul web: i dialoghi sono più vicini a Carmelo Bene e alla sua opera di destrutturazione del linguaggio che non ai contesti da talk nostrani (anche di quelli più “cool” come “Victor Victoria”).

Scotto e Arcieri sono spontanei nel tratteggiare con malinconia (sì, anche Scotto malgrado i toni ruvidi) il ritratto di due rocker che in epoche diverse hanno provato l’ebbrezza di una vita trasgressiva a imitazione dei riferimenti “alti” (Ozzy Osbourne per Scotto, Iggy Pop e David Bowie per Arcieri), salvo poi ritrovarsi non dico a suonare nei matrimoni ma quasi... Fantastici!


Many Kisses at Chiambretti Night (2nd version) from Many Kisses on Vimeo.

E bravo Chiambretti a porgere loro assist favolosi e a dettare i tempi a DJ Aniceto, uno dei “mostri” emersi in questo biennio di “Chiambretti Night”. Ecco, c’è lo stile di Chiambretti e poi quello di Gianluigi Paragone, giornalista con chiare simpatie filo-governative che conduce al venerdì su Raidue “L’ultima parola” (“In Rai mi hanno voluto Pdl e Lega. La cosa non mi imbarazza...”, fonte Sorrisi&Canzoni Tv).

Tutto il talk semi-notturno è un inno a Silvio Berlusconi, che non sbaglia mai neppure quando attacca la magistratura per il caso-Bertolaso a dispetto di intercettazioni telefoniche reali e imbarazzanti. Ma questo ci può stare: Paragone oggi è anche vicedirettore di Raidue, rete in cui è necessario provare a controbilanciare il successo di Michele Santoro (provare è il verbo corretto...). E’ molto meno comprensibile che si permetta a Vittorio Sgarbi, come accaduto nella zona franca dello scorso venerdì, di insultare pesantemente Alba Parietti e i magistrati.

Tutti, senza distinzione, anche se nella fattispecie nel mirino del critico d’arte (una grande intelligenza buttata nel water) c’erano naturalmente i magistrati dell’”affaire” Protezione civile.


Chiambretti, il signore del caos (La Stampa Press Review, 2009)

Copyright by GIANCARLO DOTTO

Piero Chiambretti uno e bino. Quello in scena con l’abito turchese e le scarpe rosso burlesque che chiama l’applauso e quello accomodato in sala vestito da signora che applaude. Stessa gamba, stessa faccia, il cerchio si chiude, là il figlio, qua la mamma. Messi una sopra l’altro non fanno Danah Matthews, la strepitosa ballerina del Moulin Rouge che spolvera ogni sera con il suo maestoso lato B lo spaesato lato A degli ospiti. La mamma è tutta un languore. Se la mangia con lo sguardo la sua imperversante costola. «Si guardi intorno, lo studio, la scenografia, il corpo di ballo, tutto, Piero cura tutto nei minimi dettagli». La signora Felicita, così si chiama, omaggio vivente a Gozzano, scrive poesie. «Ha preso dalla mamma, Piero, in quanto a talento artistico.

(...)
with Umberto Tozzi and Richard Benson - Part II from Many Kisses on Vimeo.


Su, tra redazione e camerini, è un suk dove si agita di tutto. Redattori, autori, consulenti, funzionari, stagisti, imbucati, ballerini, il regista Massimo Fusi. Tatti Sanguinetti è da sempre nella parte, lirico e spettinato come un gattaccio appena uscito quasi illeso dalle ruote di un camion. Dabbasso è Ambra, il jolly, a fare il lavoro sporco. Impartisce gli ultimi, amichevoli consigli al parterre: «Niente foto se non volete le braccia tranciate dal mio machete, le borsette sotto le sedie, telefonini chiusi». Spiega come battere le mani, senza fischio, col fischio, con urlo, fischio e urlo insieme. E come comportarsi, se inquadrati. «Vedervi con le facce da morti sarebbe deprimente, perché qui non si dorme come a “Porta a porta”... Mi raccomando le signore, una bella scosciata». Il nano qui è ovunque, giganteggia, reale e virtuale. I due nanoni schierati in studio e il Mao in versione Berlusconi. Geniale l’al di là, le gabbie di ferro in alto dove galleggia sospeso in ordine sparso il serraglio umano, toreri leggiadri, gemelli pachidermici (due enormi gelatai di Rimini), i due Krisma, l’imitazione della Mara Maionchi.

(...)

Ovunque ti giri è la beatificazione di Chiambretti. «Qui non c’è niente che non sia di Piero, lui immagina e vede tutto».


Arriva barcollando Maurizio dei Krisma, la cresta bionda, una delizia di rudere, insaccato nell’abito di scena. Tu che hai tifato dai primi anni ‘60 per i New Dada, quando scortavano i Beatles nei concerti, prima della svolta punk, lo vorresti baciare se non temessi che cada in pezzi. Ci sono uomini che si trascinano stancamente nelle loro biografie e altri che le eccedono. Maurizio è uno di questi.

«Te la dico secca, abbiamo intrapreso una inclinazione temporale di carattere quantistico, siamo fuori dalla battuta, dai rapporti che puzzano, privilegio che ci ha riconosciuto Chiambretti». Mi spiega in confidenza il segreto dell’immortalità: «Devi fare un file di te stesso, il più completo possibile, e poi lanciarlo col telefonino nello spazio marginale, dove non ci sono le flotte satellitari, e tu vai per sempre, non sai dove, ma vai».
Cristina, la metà della «mela marcia», si aggiunge: «Chiambretti ha sette coglioni, vede tutto, anche se il torero in alto ha il ciglio finto che gli cade».

La sapienza dello spettacolo, capisci, è nel suo essere un cocktail ormonale, cromatico, sensoriale, perfettamente calibrato, tra bianchi e neri, uomini che sembrano donne e donne che sembrano uomini, Jonathan e Abatantuono, Casassa e Costantino, pazzi che ci sono e pazzi che ci fanno. Arriva Melissa Satta e con lei il fantasma di Bobo Vieri, incantevole Lolita in short e magrezza spettrale, che mastica la cicca americana. Due minuti ed è come se fosse da sempre nel balletto di Bill Goodson.


IL MANGIADISCHI: VETRA PLATZ - (Cosebelle Press Review, 2012)

IL MANGIADISCHI 31 maggio 2012 by

Krisma – Vetra Platz

I Chrisma/Krisma sono uno dei migliori gruppi italiani di sempre, portavoce di un’avanguardia ricercata come quella che può mettere in piedi solo uno che negli anni ’60 faceva beat e lo faceva bene, uno come Maurizio (Arcieri) insomma, che la sapeva lunga di Amore blu, romanticismo e languore ma anche di New dada e infine è impazzito per l’elettronica. Chi non si ricorda la sua bellissima Cinque minuti e poi… ?

In un pomeriggio di maggio di qualche anno fa, molto più caldo di questi che stiamo vivendo ultimamente, mi sono imbattuta in Vetra Platz, un brano non molto noto contenuto nel disco Hibernation, del 1979.
Mi ha fatto girare la testa perché come solo poche volte accade, s’era verificata quella , insomma, se l’opera d’arte arriva quando tutti gli elementi si rispondono tra loro corrispondendo insieme perfettamente a quella che era la volontà descrittiva dell’autore.
Vetra Platz racconta di piazza Vetra, Milano sud, quasi Porta Ticinese, luogo deputato fino a poco meno di vent’anni fa allo spaccio notturno e non solo delle più svariate sostanze stupefacenti. Andavano a comprare il fumo e tutto il resto, la sera, i ragazzi di Milano e quelli che dalla provincia partivano quasi apposta per raggiungere quella piazza dove un tempo le streghe venivano bruciate sul rogo.

Piazza Vetra bellissima sempre, in inverno e a primavera, luogo simbolo di ciò che è Milano: bellezza ai più nascosta seppure chiara, appena dietro l’angolo. Prendete Vetra Platz con quel suo erotismo ed esotismo sporco e bellissimo, infuocato, elettronico…


Monday, December 14, 2015

I Krisma di Maurizio Arcieri sono ancora alive and kicking di Giancarlo Passarella - Press Review

Pubblicato su Musicalnews il 10/05/2007

Copyright by Giancarlo Passarella

Li incontri ai festival punk e dark, sono oggetto di culto sino in Giappone, suonano con i Sigue Sigue Sputnik, producono ancora musica elettronica, collaborano con Franco Battiato, ma ovviamente la discografia li ha dimenticati.

Li incontri ai festival punk e dark, sono oggetto di culto sino in Giappone, suonano con i Sigue Sigue Sputnik, producono ancora musica elettronica, collaborano con Franco Battiato, ma ovviamente la discografia li ha dimenticati.

Elettroshock A Tempo Di Rock!
Con i suoi New Dada suono' di spalla ai Beatles nel tour italiano: questo dovrebbe bastare come garanzia dell'attivita' di Maurizio Arcieri. A breve dovrebbe uscire un cofanetto per la Universal, ma quello che a noi piace qui ricordare e' che non stiamo parlando di una coppia di pensionati che hanno fatto successo in gioventu' con brani multiplantinati come Many kisses: i Krisma hanno ancora il fuoco sacro che arde in loro e producono, perche' questo e' il loro modo di vivere.

L'mp3 del nuovo brano Isola e' anche in download gratuito sul loro sito: provateci ....

Che bello questo vecchio articolo "Elettroshock A Tempo Di Rock" - (Monello - Dicembre - 1980).
La loro "musa ispiratrice" è l'elettricità, i loro dischi hanno il sapore di uno choc ad alta tensione: con "Many Kisses" e "Cathode Mamma", i Krisma sono gli autori di un nuovo filone musicale, un misto di rock, new wave e sensualità...


Sunday, October 04, 2015

MAURIZIO ARCIERI "Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall'Italia coi Krisma"

Fonte e Copyright: http://www.distopic.it/maurizio-arcieri/

Era davvero un personaggio curioso, Maurizio Arcieri, mente dei Krisma assieme a sua moglie Christina Moser.
Non un cazzaro, intendiamoci, ma un personaggio slegato dalle solite realtà autoreferenziali della scena italiana. Estremamente alla mano, si divertiva a parlare del suo passato ma anche del presente, sempre proiettato verso il futuro.
L’ultima volta, poche settimane fa, avevamo iniziato parlando dell’esperienza coi Beatles.
 Oggi è scomparso: «Bella la serata a Genova coi Beatles. Forse però loro si aspettavano più gente all’ombra della Lanterna, comunque belle emozioni, davvero».
Anno 1965. I Beatles sbarcano a Genova per una delle loro leggendarie tappe e con loro ci sono anche i New Dada di Maurizio Arcieri a fargli da spalla.
Un colpo mica da ridere.
Ma la carriera di Arcieri è stata segnata da tantissimi incroci col destino.
«Peccato non aver mai ricevuto il giusto riconoscimento dall’Italia».

Ritorniamo ai Beatles…
«Ho ricordi… normali di quell’esperienza specifica, e anche di tutta la tournée italiana coi Fab Four. Quando le cose ti capitano, non te ne accorgi sul momento, finisci per capire che hai vissuto qualcosa di davvero importante quando gli altri iniziano a farti domande di continuo su un fatto in particolare».

Negli ultimi anni in molti le hanno chiesto dei Coldplay, vero?
«Io non li conoscevo davvero quando mi hanno contattato…».

Come sono andate le cose?
«Quattro anni fa ricevo una mail da uno di loro, mi spiega che fa parte di un gruppo di nome Coldplay e mi propone di fare qualcosa assieme. Però stavo facendo dell’altro in quel momento della mia vita e ho declinato l’invito».

Pentito?
Sorride: «No, forse no, forse sì».

A David Lynch è andata meglio?
«E’ stato molto carino. Qualche tempo fa ci ha mandato una mail di complimenti: aveva visto su Internet la nostra sperimentale “Krisma Tv” e gli era piaciuta un sacco».

Per chi non avesse mai sentito parlare di “Krisma Tv”, di cosa si tratta?
«Di un progetto nato nel 1996, finalizzato al recupero delle immagini perse nell’universo catodico. Una roba molto sperimentale. C’è chi dice che ha anticipato YouTube».

E’ vero?
«Credo di sì».

Oggi con la televisione che rapporto ha?
«Mi piace lo strumento tv, tanto è vero che è sempre accesa in casa mia, ma non mi piace ciò che passa in tv».

Eppure avrà qualche canale di riferimento…
«Mi piacciono le reti All News giapponesi, francesi, inglesi, cinesi. Io sono un gran curioso: adoro sapere cosa sta accadendo nel mondo».

Tanti amici nella scena musicale. Le cito due nomi: Hans Zimmer e Franco Battiato. Da chi partiamo?
«Hans non sono mai più riuscito a sentirlo. Ho provato a contattarlo ma ormai è troppo famoso. Lui suonò in un nostro album, assemblò le tastiere. Poi però non gli piaceva l’idea di vivere una vita sempre in tour e così si trasferì a Los Angeles diventando un grandissimo autore di colonne sonore con all’attivo persino un Oscar, oltre a numerose nomination per la celebre statuina».

Invidioso per il successo di quel tastierista poco avvezzo alla vita da musicista in tour?
«No, perché poi? Lui è bravo, si è meritato l’enorme successo».

Passiamo a Franco Battiato…
«E’ un grande amico, abbiamo fatto un sacco di cose assieme. Di artisti come Franco non ne vedo tanti in giro».

All’epoca – metà Anni ’70 – a fare musica elettronica, in Europa, c’eravate voi, Vangelis, Jean Michel Jarre e i Kraftwerk. Ho dimenticato qualcuno?
«No, eravamo in pochi ad avere una certa visione della musica. Peccato non essere abbastanza considerati in Italia. Questo mi dispiace».


Monday, August 24, 2015

I Krisma e il sogno glam-punk - Italiaonline Press review (November 2011)

Articolo di Pierfrancesco Pacoda di novembre 2011.
Copyright Italiaonline.

Un cd e un libro celebrano i Krisma, duo glam-punk simbolo della musica "alternativa" italiana anni '80. Dietro l’esteriorità eccessiva, Maurizio Arcieri e Cristina Moser hanno composto canzoni che descrivevano con una vivida capacità di realismo, unica in Italia, il progressivo disfacimento della melodia e del suo valore simbolico...


Le cronache li ricordano per il taglio del dito indice durante una interpretazione troppo realistica del loro sogno ‘punk’ in un concerto a Reggio Emilia nel 1978. Con relativa corsa verso una clinica specializzata di Ginevra per rimediare all’auto mutilazione.

Ma, dietro l’esteriorità eccessiva che i due amavano ostentare, i Krisma, Maurizio Arcieri e Cristina Moser, hanno composto, tra la fine degli anni 70 e i primi 80, canzoni che descrivevano con una vivida capacità di realismo, unica in Italia, il progressivo disfacimento della melodia e del suo valore simbolico. Lui, truccato come un eroe postumo del glam rock, lei sexy sempre sopra le righe, diventarono oggetti di culto in Europa, frequentavano club e sale di registrazione a Londra come a Parigi, ma poi te li ritrovavi nei più insulsi programmi del sabato sera televisivo, a spiegare al pubblico di Sanremo, perché il punk stava cambiando le vite di una generazione.

Adesso un cd e un libro li celebra, raccogliendo interviste, racconti che non hanno a che fare solo con la musica, ma che appaiono come una esaustiva (e inedita) narrazione di una esperienza che portò la musica italiana nei luoghi del rock internazionale, cantando di supremazia televisiva (con ‘Cathode Mamma’ nel 1980) e provando persino a metterla in piedi, una tv satellitare, fatta di continui flussi di immagini, la Krisma TV.

Nel cd, ‘Chybernation’, 16 artisti dell’underground italiano ( e Andy dei Bluvertigo), reinterpretano i brani più famosi del duo, e ci sono anche due canzoni inedite, ‘Opera Punk’ e ‘La Forza Mia’, nelle pagine del piccolo booklet allegato c’è una storia fatta di sangue (quello del dito tagliato) e di ossessioni punk che per molti anni fecero il giro del mondo.


Sunday, August 23, 2015

Chrisma – "Chinese Restaurant" Review by Music Zoom


I Chrisma hanno foraggiato e, consentitemi di dire, pesantemente influenzato due diversi e spesso conflittuali stili musicali: il rumorismo di matrice industrial e la melodia della dance-music.

Dall’incontro di influenze latino-teutoniche-americane ne deriva una predisposizione per sperimentazioni punk in progressione su ritmi ossessivi, con effetti elettronici di riempimento. In sostanza, l’elemento caratterizzante Chinese Restaurant è il sodalizio tra gli esperimenti futuristici di Neu! e Kraftwerk, il punk auto-flagellante dei Pistols e le nevrosi industriali in stile Suicide.

L’album si apre, e si chiude anche, con la suite elettronica Thank you che Maurizio Arcieri scrisse come ideale ringraziamento ai suoi numi tutelari, tra i quali cita, nel mix di chiusura, Mick Jagger, Roxy Music, Iggy Pop, Jim Morrison ecc.. Seguono le melodie androidi di Black Silk Stocking, un ballabile tecnologico-feticista e il tango cibernetico-decadente di Lola. C-Rock è invece essenzialmente un continuum di impulsi ritmici di drum-machine, colorito da un esigua e accattivante melodia e dal canto spettrale di Maurizio. Segue il grido sconnesso di What for, un selvaggio electrobilly, tanto violento quanto allucinato; è poi la volta dell’orecchiabile e danzereccia Wanderlust e della ballata liturgica e solenne Lycee con il suo morbido recitato. Infine Mandoia trova una felice combinazione fra un motivetto orecchiabile in apertura e una melodia accattivante e magnetica nel finale, ad un momento incalzante e ossessiva.

I Chrisma rappresentano sicuramente uno dei più influenti e importanti gruppi della new-wave italiana e questo album, insieme a Hibernation del 1979 e Clandestine Anticipation del 1982, ne costituisce una delle pietre miliari.

Anno: 1977

Label: Polydor

Track-list:
01. Thank you
02. Black Silk Stocking
03. Lola
04. C-Rock
05. What for
06. Wanderlust
07. Lycee
08. Mandoia
09. Thank you (new mix)


Thursday, June 11, 2015

Gli appuntamenti di giovedì 11 giugno al Biografilm: la vita spericolata di Steve McQueen e quella avventurosa di Maurizio Arcieri


Copyright e fonte: La Repubblica

La vita spericolata di Steve McQueen e quella avventurosa di Maurizio Arcieri, passando inoltre per l’epopea dei fumettisti italiani e per la diaspora di una delle più importanti famiglie irachene. Sono diversi e stimolanti i racconti di vita che illuminano oggi gli schermi di Biografilm, in una delle giornate più intense dell’edizione 2015. 

Attesissimo, "Steve McQueen: The Man & Le Mans" si proietta stasera, dopo l’anteprima mondiale a Cannes, alle 19.30 al Jolly, alla presenza di John McKenna, coregista del doc insieme a Gabriel Clarke. Il racconto porta dietro le quinte di una delle gare automobilistiche più famose del mondo e nel pieno delle ossessioni per la velocità della star americana. Il film è infatti la narrazione dell’estate convulsa del 1970 quando l’attore, animato dalla sua grande passione per il rombo dei motori, decise di portare sul grande schermo le emozioni della 24 ore di Le Mans. Il risultato fu un clamoroso flop al botteghino e un fiasco personale per McQueen, con ripercussioni sulla sua vita privata che il doc ripercorre attraverso materiali inediti e la testimonianza del figlio Chad McQueen.

È invece una dichiarazione d’amore per il mondo delle strisce «Gli italiani e il fumetto» che il regista Paolo Caredda, formatosi nelle aule del Dams, presenta stasera alle 21.30 all’Arlecchino con i fumettisti Filippo Scòzzari e Aka B (il 18 giugno passerà su Sky Arte). Insieme a un pool di collaboratori bolognesi, come Alvise Renzini e Saul Saguatti, offre una panoramica sui balloon di casa nostra, da Tex a Dylan Dog, da Hugo Pratt ad Andrea Pazienza, facendo inevitabilmente tappa sotto le Due Torri.

È poi ancora tutta da raccontare l’incredibile parabola di vita di Maurizio Arcieri, uno dei personaggi più estrosi della musica italiana, fondatore dei Krisma con la moglie Cristina Moser (che sarà oggi a Bologna), scomparso a gennaio. Una storia che Tatti Sanguineti vorrebbe trasformare in un doc, a partire da materiale girato nell’ultimo anno di vita dell’artista da Davide Lomonte e dai tanti filmati d’archivio. Sarà lo stesso Sanguineti a illustrare il progetto alle 15.30 al Lumière, insieme a un video inedito che mostra Arcieri con Rutger Hauer sul set di «Blade Runner», alla cui colonna sonora il musicista collaborò con Vangelis. 

Sempre al Lumière alle 19 si vedrà infine «Iraqi Odissey» di Samir, regista e produttore iracheno, da anni attivo in Europa, che ha filmato la diaspora in giro per il mondo della sua famiglia, tra le più importanti dell’Iraq, addirittura col vanto di una discendenza dal Profeta Maometto, odierno specchio della storia di un paese da sempre attraversato da guerre e rivoluzioni.


 

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